Oggi è uscito un mio articolo per La Stampa che parla delle ricerche di Andrea Califano, professore di bioinformatica e biologia dei sistemi alla Columbia University e membro del consiglio scientifico del National Cancer Institute americano. Califano è stato anche uno dei relatori della conferenza che ho organizzato il 25 Febbraio scorso (vedi foto qui sopra) con il New York Chapter della Fondazione ISSNAF, di cui sono chairman da Gennaio. Insieme a lui c’erano Antonio Iavarone e Adolfo Ferrando, entrambi professori alla Columbia. E’ stata una conferenza interessantissima e loro sono stati bravissimi a presentare il materiale in maniera chiara e accessibile anche al pubblico non specializzato presente in sala.
All’ottantaduesima notte degli Oscar ha trionfato The Hurt Locker, un film che voglio vedere al più presto. Lo show non mi ha fatto impazzire, nonostante Steve Martin sia uno dei miei preferiti, ma probabilmente è perché quest’anno conoscevo pochi dei film in gara. Facevo il tifo per Jeff Bridges e sono contento abbia vinto. Per fortuna Avatar non ha preso il premio per il miglior film, anche se è vero che ha dato il via a quello che credo sarà il cinema del futuro (il 3D intendo, non il genere).
Bellissimo quando Mauro Fiore (vedi il video sopra) ha mandato un saluto all’Italia, mentre ritirava l’Oscar per la miglior fotografia. Mi commuove sempre vedere quanto i figli degli immigrati italiani negli Stati Uniti siano legati al loro Paese di origine. Mi commuove quando confronto il loro amore con i comportamenti della classe dirigente Italiana, o con i commenti avvelenati di molti Italiani all’estero, o con quello che l’Italia dà in cambio a questa gente. Gli italo-americani hanno contribuito alla crescita economica, sia con i soldi che mandavano alle famiglie rimaste in Italia, sia con l’export di prodotti tipici, che ormai è diventato un mercato enorme. Cosa hanno ricevuto in cambio?
Quando nessuno dei vostri amici è connesso su Skype, potete andare sul sito di Chatroulette e iniziare una video chat con persone selezionate a caso e sparse per il mondo. Oppure potete andare a fare una passeggiata, leggere un libro, ecc… come si usava una volta.
Stamattina mi trovo d’accordo con questa analisi di Christian Rocca:
C’è qualcosa che non torna. Da mesi leggo articoli editoriali e analisi sul Pdl secondo cui, più o meno, intorno al Capo ci sarebbe soltanto una corte di smandrappati ed esagitati e corrotti. L’unico personaggio serio affidabile e presentabile, secondo questa tesi molto ben diffusa e con qualche ragione evidente, sarebbe il cofondatore Gianfranco Fini. C’è il pensatoio di Fini, Fare Futuro, c’è la mia amica Sofia Ventura, ci sono gli ex radicali che non hanno perso il lume della ragione, come Benedetto Della Vedova, c’è la destra laica, conservatrice, liberale, europea. E’ tutto un fiorire di convegni, di centri studi, di distinguo in punta di Hayek dai cortigiani di Bokassa e così via. Poi, però, il sofisticato prodotto politico di questo grande fermento culturale, intellettuale e di coolness è una sindacalista della (ex) Cisnal creata da Ballarò che canta “come può uno scoglio”. Mah.
Quando parla della canzone si riferisce a questo episodio. A proposito, per chi non lo sapesse, Christian Rocca non è più corrispondente de Il Foglio da New York, ma si è trasferito a Milano e dal primo Marzo lavora a Il Sole 24 Ore (se leggi, buona fortuna per il nuovo lavoro!)
Ieri il Presidente Obama ha dato il via a quello che probabilmente sarà l’ultimo atto della riforma sanitaria. “Credo che il Congresso debba al popolo americano un voto definitivo sulla riforma sanitaria”, ha detto durante un discorso di 20 minuti alla Casa Bianca. Al convegno della scorsa settimana dedicato alla riforma, i repubblicani avevano chiesto di ricominciare da capo, ma sarebbe la fine, visto che i democratici non hanno più la maggioranza di 60 voti al Senato. L’unica strada, anche se Obama non ha nominato la parola esplicitamente, è quella della “reconciliation”, cioè la Camera deve approvare il testo del Senato, il quale apporterà le ultime modifiche decise insieme ai democratici della Camera e potrà approvare la riforma con una maggioranza relativa, senza i famosi 60 voti. Obama ha chiesto l’appoggio di tutti i democratici, ma alcuni alla Camera non sono contenti e chiedono garanzie, per essere sicuri che al Senato verranno fatti gli ultimi aggiustamenti e che alla fine ci saranno abbastanza voti per far passare la riforma. Obama vuole concludere in poche settimane. La vedo dura.
Vi ricordate l’Onda, il movimento di protesta contro la riforma dell’università della Gelmini? In America sta arrivando lo Tsunami! Il movimento partito dalla California per protestare contro i tagli per un miliardo di dollari (avete capito bene) al sistema universitario statale si sta spargendo al resto della Nazione. In altri 12 stati studenti e professori hanno iniziato a manifestare contro l’aumento delle tasse di iscrizione e i tagli al budget. I poliziotti sparano proiettili di gomma, che evidentemente rimbalzano, perché le proteste continuano. Obama aveva detto che il futuro dell’America dipende dalle sue università (che tra l’altro sono quelle che l’hanno portata in vetta al mondo), ma non mi pare che i governatori vogliano seguire i suoi consigli.