Archive for the ‘Università e Ricerca’ Category

Buchi neri supermassicci

Wednesday, November 2nd, 2011

Incollo sotto il mio articolo uscito oggi per La Stampa (clicca qui per scaricare la pagina del quotidiano in pdf) che parla di un giovane astrofisico romagnolo e delle sue ricerche.

Se per le ciambelle non è sempre vero, sembra che tutte le galassie escano col buco, un buco nero, al centro. Naturalmente la prova definitiva non c’è, perché l’attrazione gravitazionale dei buchi neri è talmente forte che neanche la luce riesce ad uscire e quindi «sono corpi celesti invisibili, la cui presenza è rilevabile solo indirettamente, misurando l’energia che emanano», spiega Nico Cappelluti, 32 anni, astrofisico all’osservatorio di Bologna. «E’ assodato che al centro di ogni galassia c’è un nucleo estremamente denso, con massa che va dal milione ad oltre il miliardo di volte quella del Sole». Non fa eccezione la Via Lattea, la galassia che ospita il Sistema solare, anche se per fortuna il «nostro» buco nero non è attivo. Potrebbe però diventarlo e «mangiarsi il mondo intero», come nella canzone «Supermassiccio» di Elio e le Storie Tese? Grazie al lavoro di Cappelluti presto potremmo avere una risposta.

Il suo campo di ricerca, infatti, è lo studio dei meccanismi che portano all’attivazione dei buchi neri supermassicci. «Solo alcuni si attivano e recentemente io e i miei collaboratori abbiamo dimostrato che la causa più probabile è la collisione tra galassie». Grazie all’ impatto il buco nero verrebbe a contatto con nuovo materiale cosmico (gas o stelle, per esempio), di cui nutrirsi per cominciare a espandersi. Le osservazioni di Cappelluti concordano con altri dati che mostrano che la crescita della massa di una galassia, causata dallo scontro con un’altra, va di pari passo con le dimensioni del proprio buco nero.

La scoperta, frutto del suo dottorato presso il Max-Planck Institute per la fisica extraterrestre di Monaco di Baviera, è avvenuta analizzando immagini raccolte con i telescopi spaziali a raggi-X della Nasa e dell’Esa, che consentono di rilevare la radiazione emessa da questi nuclei galattici, quando si accendono e iniziano a crescere, risucchiando tutto quello che passa vicino. Per queste ricerche lo «European Astrosky Network», un’associazione dedicata alla divulgazione dell’astronomia, ha conferito a Cappelluti il premio Marsden, riservato ogni anno ai migliori giovani astronomi europei. Ora il prossimo passo sarà capire come, una volta attivi, i buchi neri supermassicci progrediscono e influenzano la vita delle galassie. «Il loro sviluppo è legato alla quantità di materia oscura che li circonda e dalla loro evoluzione dipende sia la probabilità che due galassie si uniscano dopo la collisione sia quale sarà l’aspetto finale».

L’altro grande interesse di Cappelluti è cercare la «materia mancante» dell’Universo, studiando le emissioni a raggi-X provenienti dallo spazio. Si tratta di barioni (neutroni, elettroni e protoni) che erano presenti negli istanti successivi al Big Bang, ma di cui si sono perse le tracce. L’ipotesi più accreditata è che si trovino in un sistema intricato di nubi di gas caldo, che in passato non erano state identificate per via della densità molto bassa e del «range» di temperature atipico, ma che oggi sono prede ambite per cacciatori cosmici come Cappelluti.

Originario di Rimini, in controtendenza rispetto a molti suoi coetanei, dopo un periodo all’estero ha deciso di continuare il lavoro in Italia. Nel 2010 è tornato grazie ad una borsa post-dottorato dell’Istituto Nazione di Astrofisica, vinta classificandosi primo su 100 candidati. «Dopo sei anni consideravo finita l’esperienza tedesca e ho cercato altrove. Avevo offerte dagli Usa, ma ho scelto la borsa dell’Inaf, perché mi avrebbe permesso di rientrare in Italia, con uno stipendio competitivo e un budget di ricerca da gestire liberamente. Inoltre, avevo molta stima dei ricercatori con cui avrei lavorato a Bologna».

Purtroppo queste iniziative sono isolate nel sistema della ricerca italiana e non sono inserite in un percorso strutturato di carriera. «La borsa di studio finirà nel 2012 e ho poche prospettive di rimanere. Lo dico con rammarico, perché ho fiducia nel “metodo italiano”. Ho scoperto che qui si lavora bene e, a differenza della Germania, dove il sistema è gerarchico, da noi i giovani sono coinvolti nelle discussioni strategiche e, nei gruppi più aperti, hanno lo stesso peso dei senior al momento di decidere». Certo, sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire un talento come Cappelluti, riconosciuto come uno degli astronomi italiani più promettenti della sua generazione e selezionato dall’Aspen Institute Italia per far parte degli Aspen Junior Fellows, un network di 180 persone che riunisce giovani italiani di successo sparsi per il mondo.

Un mio commento sulla perdita dei cervelli

Wednesday, September 28th, 2011

Qualche giorno fa, Il Sole 24 Ore ha pubblicato questo mio articolo sul tema della perdita dei cervelli, o brain drain, verso gli Stati Uniti. Commenti e spunti per altri articoli sullo stesso argomento sono i benvenuti.

Non solo l’Italia compie 150 anni

Wednesday, April 13th, 2011

Su La Stampa di oggi è uscito un mio articolo (clicca qui per il pdf) sul sesquicentenario del Massachusetts Institute of Technology, il MIT. Il MIT e l’Italia sono nati negli stessi mesi di 150 anni fa. Mi sembrava una coincidenza curiosa, così ho deciso di raccontare la storia, parlando anche di alcuni Italiani eccellenti che hanno studiato e/o insegnato nella prestigiosa università americana. C’è anche un’intervista ai co-direttori del programma di scambio MIT-Italy, che purtroppo la redazione ha pubblicato come se a parlare fosse solo uno dei due, mentre mi hanno risposto insieme. Non è l’unica inesattezza, visto che nel riquadro informativo mi hanno trasformato da professore a research fellow.

L’Italia degli scienziati

Tuesday, April 5th, 2011

Ho finito di leggere “L’Italia degli scienziati. 150 anni di storia nazionale“. E’ un libro interessante, che fa una panoramica delle vicende più significative della storia della scienza italiana dall’unità ad oggi, soprattutto attraverso esempi eccellenti. Alcune storie le conoscevo, ma tante le ho scoperte grazie al libro di Guerraggio e Nastasi. Ad esempio, quella del circolo matematico di Palermo, o di Domenico Marotta e l’Istituto Superiore di Sanità.

Una cosa che appare chiara dopo la lettura è che in Italia è sempre mancata una programmazione politica della ricerca scientifica, un piano strategico che appoggiasse i settori in cui l’Italia aveva le carte in regola per primeggiare. Quando si è trattato di scegliere, la politica e l’industria italiana hanno sempre scelto male. Ad esempio, non fu appoggiata la proposta di Fermi di creare un istituto nazionale di fisica, decretando di fatto la fine del gruppo dei “ragazzi di via Panisperna” ben prima delle legge razziali. Più recentemente, la cordata di aziende e banche che salvò l’Olivetti dal fallimento optò per l’abbandono del settore elettronico, quando l’azienda di Ivrea era vicina a costruire il primo PC. Le pagine del libro mostrano ancora una volta che l’Italia è un Paese caratterizzato da singolarità eccellenti, costrette ad operare in un sistema che non funziona. Se per 150 anni è stato così, ha senso sperare che le cose cambino?

Chiara Daraio e Maurizio Porfiri

Wednesday, January 19th, 2011

Oggi sono usciti due miei articoli su Tutto Scienze, l’inserto scientifico de La Stampa. Parlano delle ricerche di 2 giovani professori italiani che la rivista Popular Science ha incluso nella lista dei 10 ricercatori più promettenti sotto i 40 anni tra quelli che lavorano in America. Chiara Daraio, marchigiana di Ancona, è professoressa a Caltech, mentre Maurizio Porfiri, romano, è professore al politecnico della New York University. Gli articoli sono stati pubblicati insieme sulla stessa pagina del quotidiano (scarica il PDF) e si possono leggere online a questo link.

Chi legge i miei articoli si sarà accorto che parlano soprattutto di ricercatori italiani in America. Questo perché credo sia importante dare visibilità alle eccellenze italiane all’estero in campo scientifico e i giornali non lo fanno quasi mai. Di seguito una lista degli scienziati di cui ho scritto recentemente:

Riforma Gelmini ad un passo dalla meta

Wednesday, December 1st, 2010

Siamo arrivati in fondo. La riforma dell’università è stata approvata ieri alla Camera con 307 sì e 252 no. Per diventare legge deve tornare al Senato, ma non dovrebbero esserci problemi. Dai post che in questi mesi ho scritto sull’argomento (vedi sotto) si può ricostruire la cronistoria della riforma. Dai primi proclami del Ministro, ai ridimensionamenti, alle proteste dei ricercatori, fino alla strumentalizzazione politica degli ultimi giorni, a cui si sono affiancate le manifestazioni degli studenti. Dalle interviste si è visto che gli studenti che protestavano non avevano neanche letto il testo della riforma e urlavano slogan che poco avevano a che fare con gli articoli della legge. Erano lì a protestare contro il Governo e hanno fatto così il gioco dei rettori e dei baroni. Come suggerisce Oscar Giannino, invece di cadere nella trappola e lasciarsi strumentalizzare, gli studenti avrebbero potuto sfruttare il ritorno nelle piazze per protestare contro i veri problemi dell’università, che stanno compromettendo il futuro delle nuove generazioni. Avrebbero dovuto protestare contro i baroni, invece di accoglierli sui tetti delle facoltà che avevano occupato.

Irene Tinagli su La Stampa di oggi ci ricorda che la riforma non ucciderà l’Università italiana, non la renderà meno competitiva (meno di così?), come alcuni esponenti dell’opposizione hanno messo in bocca ai manifestanti. Nel suo editoriale sul Corriere della Sera, anche Francesco Giavazzi difende la riforma. Per questo articolo è stato attaccato duramente da Francesco Sylos Labini sul sito de Il Fatto Quotidiano, ma le argomentazioni di quest’ultimo sono poco convincenti e un po’ faziose, soprattutto nel passaggio in cui cerca di screditare Giavazzi perché ha scritto che “la legge abolisce i concorsi”. E’ chiaro che intendeva i “concorsi locali” e si tratta di un errore di stampa, non di disinformazione  o malafede dell’autore. Bello anche l’articolo di Alberto Orioli su Il Sole 24 Ore, che spiega perché la riforma è una cosa positiva per i giovani. Infine, per chi volesse approfondire, questo comunicato stampa del Ministero riassume i punti salienti della riforma.

Non voglio aggiungere altro, perché molto di quello che penso l’ho già scritto nei post qui sotto. Con la crisi di governo in corso, non credevo che la riforma sarebbe arrivata in fondo e devo dare credito al Ministro Gelmini, arrivata priva di qualsiasi competenza sull’argomento, per aver portato a casa un grande risultato in due anni di lavoro.

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Proteste ideologiche?

Wednesday, November 24th, 2010

Dilaga la protesta contro la riforma Gelmini, che potrebbe essere approvata in questi giorni. Ho già scritto che le uniche proteste che condivido sono contro i tagli alla scuola e all’università, mentre credo che quelle contro il disegno di legge siano ideologiche e pilotate da organizzazioni studentesche di sinistra, con l’appoggio dei baroni che hanno solo da perdere se la riforma venisse approvata. Sui giornali non si parla mai delle rivendicazioni dei protestanti e in un articolo di oggi a fatica ho trovato questo passaggio:

Riteniamo inammissibile – spiegano dalla Rete della conoscenza (il network promosso da Unione degli Studenti e Link Coordinamento universitario, ndr) – che dopo mesi di mobilitazione, cortei, occupazioni, lezioni in piazza, il Ministro non abbia mai risposto nel merito alle critiche e alle proposte degli studenti, e che il Governo agonizzante, privo di una maggioranza possa cercare con arroganza di ottenere l’approvazione di una riforma che con l’ingresso dei privati nei CdA, la sostituzione delle borse di studio con sistemi di indebitamento degli studenti, la precarizzazione della ricerca, distrugge l’università pubblica

Questa dichiarazione conferma quello che ho scritto sopra. La protesta è contro il Governo di centro-destra, contro il tentativo di riformare la governance dell’università e contro l’introduzione di criteri meritocratici. I “sistemi di indebitamento degli studenti” ci sono in molti altri Paesi e funzionano bene. Non so i dettagli del metodo proposto nel DDL, ma ad esempio so che in Svezia lo Stato paga per l’università e, a partire dal primo impiego dopo la laurea, il debito (senza interessi mi pare) deve essere saldato con pagamenti rateali, calcolati in base allo stipendio dell’interessato. Ci vogliamo rendere conto che in Italia l’università non è gratis, ma viene pagata con le tasse di tutti? Gli operai pagano l’istruzione dei figli degli imprenditori. Se uno non va all’università i suoi genitori la pagano a qualcun’altro. E’ giusto? E’ giusto che una persona 10 anni fuori corso paghi le stesse tasse di uno studente che dà tutti gli esami con la media del 30? La sinistra è ancorata sull’ideologia trapassata del livellamento della società. L’unica uguaglianza che conta è quella delle opportunità. I giovani dovrebbero protestare per questo, perché in Italia è ancora un concetto sconosciuto.

La cosa che mi preoccupa di questa accelerazione per l’approvazione del disegno di legge è che, per ottenere la maggioranza in Parlamento, vengano ritirati alcuni emendamenti importanti, o che se ne introducano altri che limitino i contenuti riformatori. Ho trovato questo comunicato in rete in proposito, ma non riesco a capire quanto ci sia di vero (poco mi sa), visto il documento è scritto male, è fazioso e non ho trovato altri riscontri. Se qualcuno ha informazioni in proposito, aggiunga un commento.

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Ore decisive per il DDL

Wednesday, October 13th, 2010

Oggi la conferenza dei capigruppo deciderà il calendario della discussione alla Camera del disegno di legge sulla riforma universitaria. La maggioranza vuole provarle tutte pur di evitare che il voto alla Camera venga rimandato mettendo a rischio l’approvazione finale. Ci sono tre possibili scenari, vi dico solo che il più praticabile è che i deputati lavorino al ddl ad oltranza, venerdì, sabato e domenica. Si accettano scommesse…

Aggiornamento: si cercava di anticipare ad oggi, ma si è finito col posticipare a venerdì.

Aggiornamento 2: ore non più decisive. E’ stato deciso che la discussione alla Camera si farà dopo la sessione di bilancio, cioè non prima di fine Novembre.

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