Archive for the ‘Università e Ricerca’ Category

Non ci siamo

Saturday, August 14th, 2010

L’Academic Ranking of World Universities (ARWU) ha rilasciato la classifica delle università per il 2010. Non ci siamo. Nel senso che neanche quest’anno gli atenei italiani  compaiono tra le prime 100 posizioni. Però, limitandosi al settore dell’ingegneria e dell’informatica, il Politecnico di Torino si piazza tra la posizione 52 e la 75. Una conferma a quello che penso da qualche anno sulla qualità del Polito.

Il Senato ha votato sì

Friday, July 30th, 2010

La riforma dell’università è stata approvata al Senato. Chi volesse leggersi gli atti del Senato, dalla discussione in Commissione a quella in Assemblea, li trova a questo link. Per la cronaca, alla fine non è passata la proposta del pensionamento obbligatorio dei professori a 65 anni (non sappiamo se per buon senso, o perché costava troppo). Purtroppo la notizia di oggi della crisi nella maggioranza, mette a rischio l’approvazione finale della riforma alla Camera (il voto sarà intorno a Novembre). Io spero diventi legge. Non la approvo totalmente (leggete qui), ma è pur sempre una riforma importante, perché, come ricorda Irene Tinagli,  “viene introdotto nel sistema il germe della valutazione, del merito, quel cambiamento che per anni è stato oggetto di tanta retorica e annunci, ma rarissime azioni concrete”. E’ vero che molto dipenderà dai decreti attuativi, che ad esempio stabiliranno come verranno premiati i migliori, o penalizzati i meno meritevoli. Ma è anche vero che, se da un lato i decreti potranno annullare le novità introdotte, dall’altro hanno il potenziale di renderla una grande riforma.

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Tutti contro Giavazzi

Wednesday, July 28th, 2010

Oggi sono usciti 2 articoli che attaccano Giavazzi sul tema del pensionamento obbligatorio dei docenti universitari a 65 anni. Entrambi gli autori scrivono come se l’emendamento fosse una proposta di Giavazzi, che invece si limita ad essere d’accordo con la proposta, venuta dalla segreteria del partito democratico. Tornando agli articoli, il primo, di Lucio Pegoraro, è un pezzo assurdo scritto solo per dare addosso a Giavazzi e che finisce invece col supportare una delle tesi di Giavazzi e cioè che i baroni non vogliono schiodarsi dalle poltrone per mantenere il potere. Ecco una chicca di Pegoraro: “I docenti fra i 65 e i 70 anni sono spesso al massimo della loro maturità dal punto di vista dell’organizzazione delle ricerche, della capacità didattica, del sistema dei rapporti accademici con l’estero,…” Ah ah ah! Nel secondo articolo, l’editorialista economico de Il Foglio, Francesco Forte (classe 1929), parla di un suo sistema per rendere più efficiente il ricambio dei professori e risolvere il “problema giavazziano”. L’articolo di Forte riporta la tabella qui sopra per mostrare come il prepensionamento obbligatorio a 65 anni lascerebbe liberi troppi posti da professore di ruolo in troppo poco tempo (il 40% entro il 2015), col rischio di creare una “generazione fortunata” di neo-professori e di abbassare il livello dell’università. Accenna verso la fine al fatto che il suo metodo comporterebbe un più graduale ricambio generazionale, ma non mostra una tabella per il confronto. Ancora una volta ribadisco che si sta discutendo sul fumo. Bisogna preoccuparsi del sistema di reclutamento e della valutazione, in modo che chi non porta risultati faccia le valigie anche prima dei 65 anni e chi lavori bene possa continuare anche oltre i 70.

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Riforma Gelmini vicina al primo OK

Monday, July 26th, 2010

Il DDL Gelmini è arrivato in Senato da qualche giorno, 2 mesi dopo la fine dei lavori in commissione, perché c’erano, come sempre, altre priorità. Quindi questa settimana la riforma potrebbe essere approvata al Senato, per poi approdare alla Camera dopo la pausa estiva per l’eventuale OK definitivo intorno a Novembre.

Uno degli aspetti su cui si sta discutendo in questi giorni è quello dell’obbligo di pensionamento per i professori che abbiano superato una certa età. La Gelmini pare si trovi d’accordo sul limite dei 65 anni, chiesto con insistenza dal PD. Secondo Giavazzi i professori continuano ad insegnare fino a 70 anni non tanto per passione, quanto per non perdere potere e quindi basterebbe proibire agli ultra 65enni di partecipare alla selezione di nuovi docenti, per convincerli ad andare in pensione. Gli fa però notare Irene Tinagli che i baroni potrebbero comunque mandare i propri luogotenenti più giovani alle commissioni e mantenere il potere. Per la Tinagli la soluzione è di valutare i professori a 65 anni e far scegliere a quelli al di sotto degli standard di qualità se andare in pensione o se limitarsi al solo insegnamento (con stipendio dimezzato). Anche Michele Salvati suggerisce di puntare sulla valutazione, non solo per scegliere chi pensionare, ma soprattutto per stabilire gli scatti di stipendio nel corso della carriera. Io sono d’accordo con lui. Come spiega Salvati, nei prossimi 5 anni andranno in pensione circa 12 mila professori, che diventerebbero circa 19 mila con la regola dei 65 anni. Abbiamo abbastanza giovani con una preparazione adeguata per rimpiazzare tutti questi docenti in breve tempo? Possiamo garantire criteri meritocratici nella selezione dei nuovi professori? Il rischio è di far entrare anche chi non lo merita solo per riempire dei posti. Oppure, visto che la pensione costa allo Stato quasi come lo stipendio di un professore a fine carriera, il Governo potrebbe scegliere di rimpiazzare solo una parte dei posti vacanti, col rischio di avere professori che si ritrovano a dover insegnare troppi corsi, senza poter far ricerca. In aggiunta va detto che dopo che l’età di pensionamento obbligatorio fu portata da Prodi da 72 a 70 anni nel 2007, molti professori fecero ricorso al TAR, lo vinsero e furono reintegrati. Quindi discriminare l’età potrebbe rivelarsi una mossa bagliata e dannosa.

Ho scritto tante volte in questo blog quali considero i punti chiave per una riforma efficace dell’università e il pensionamento degli over 65 non è tra questi. Il problema è semmai che tutti i professori a fine carriera prendono più o meno lo stesso stipendio, sia chi pubblica 50 articoli scientifici all’anno, sia chi non sa leggere o scrivere in inglese. A Settembre andrà finalmente in funzione l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), che permetterà di distinguere i più bravi dai meno bravi.  Mi auguro funzioni bene e in maniera trasparente, in modo che le valutazioni negative non vengano automaticamente portate davanti al giudice con l’accusa di discriminazione, con ulteriore spreco di denaro pubblico.

PS: ho sistemato i link qui sotto perché alcuni erano danneggiati.

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Una riforma insabbiata

Friday, June 25th, 2010

Benché i ricercatori siano sul piede di guerra, è da un po’ che non si parla dell’iter legislativo della riforma universitaria. L’ha notato anche Giavazzi, che in un recente editoriale si chiede perché la riforma sia stata fermata. Me lo chiedo anche io.

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Semaforo verde per il DDL Gelmini

Saturday, May 22nd, 2010

Due giorni fa la riforma Gelmini è stata finalmente approvata dalla commissione Istruzione al Senato e dovrebbe essere votata a Giugno. C’è voluto così tanto tempo perché erano stati presentati oltre 800 emendamenti (viva la semplicità delle leggi italiane!). Il Senatore Valditarra riassume in questo articolo (link o PDF) le novità rispetto al testo originale. Una è questa:

Nel testo governativo mancava un altro aspetto importante: la responsabilità dei provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento, che fino ad oggi competeva a un organo nazionale di rappresentanza elettiva delle categorie, il Cun. Un emendamento approvato in commissione attribuisce al cda la competenza su tutti i provvedimenti disciplinari.

Però ho letto altrove che è stato tolto l’obbligo di avere almeno il 40% del cda composto da membri esterni. Quindi se il cda si ritrova composto dai soliti baroni interni, non ci saranno mai provvedimenti disciplinari. E’ come il discorso della valutazione periodica dei professori. In Italia c’è sempre stata, il problema è che si è sempre trattato di una formalità e nessuno ha mai ricevuto un giudizio negativo che l’ha penalizzato nel percorso di carriera.

Tornando al testo approvato. Il nodo più spinoso è quello del reclutamento dei ricercatori (link o PDF). Anche il PD, che per il resto aveva solo protestato senza presentare nulla di alternativo, ha avanzato delle proposte (vedi qui) su questo argomento. Sempre in riferimento al reclutamento, il PD ha spinto molto nelle ultime settimane sull’idea di mandare i professori in pensione obbligatoriamente a 65 per liberare posti e creare un ricambio generazionale. Non sarebbe stato più intelligente proporre di mandare in pensione (o rilegare alla sola docenza, senza fondi di ricerca) quei professori che non pubblicano articoli scientifici o non brevettano nuove scoperte?

Intanto in molti protestano il DDL Gelmini perché mancano risorse a scuola e università. Assurdo. Come giustamente ricorda la Gelmini (leggi qui), la riforma universitaria non parla di tagli. Le proteste dovrebbero essere rivolte al Governo, la riforma è solo un tentativo di rendere più efficiente l’università. Tremonti aveva promesso che avrebbe dato soldi all’università se ci fosse stata una riforma. Stiamo a vedere quello che succederà dopo l’estate.

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Ci sono proprio

Thursday, April 1st, 2010

Quando ho visto la pubblicità di Banca Intesa con il ricercatore che torna in Italia, ho pensato “ma questi ci sono, o ci fanno?”. Tra l’altro dev’essere costata parecchio perché la voce narrante è di Margherita Buy e il regista è Silvio Soldini. Dopo una breve riflessione ho capito che ci sono, non ci arrivano proprio. Beh, ho avuto conferma leggendo la risposta ufficiale dell’azienda alle proteste dei ricercatori.

Perché i cervelli non tornano in Italia

Wednesday, March 31st, 2010

Oggi è uscito un mio articolo per La Stampa, che parla del rientro dei cervelli (clicca qui per leggerlo) e di perché sia difficile attrarre talenti stranieri nelle università italiane. L’articolo è affiancato da una doppia intervista a due alumni del MIT, che sono rientrati e hanno fatto una brillante carriera in Italia.

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