Archive for the ‘Università e Ricerca’ Category

L’università come motore della crescita economica e fabbrica degli occupati

Monday, November 3rd, 2014

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L’articolo pubblicato oggi su La Stampa, intitolato “Ricercatori precari a vita solo uno su cento ce la fa“, sottolinea ancora una volta la situazione disastrosa dell’università italiana. La cosa triste è che notizie come questa, o come quelle di concorsi universitari truccati o test d’ingresso invalidati, passano ormai inosservate all’opinione pubblica. Nessuno reagisce, come se ormai si fosse superato il punto di non ritorno. Molti pensano che non sia colpa di nessuno e che nessuno possa far qualcosa per salvare il sistema universitario italiano, perché ormai per fare ricerca servono grandi infrastrutture e risorse ingenti, quindi non possiamo competere con nazioni più ricche, ecc… Non è vero, non è affatto vero. La situazione attuale è la conseguenza di una successione di scelte sbagliate e di mancanza di visione a lungo termine. Esistono vie d’uscita e, a questo proposito, vorrei riportare alcune riflessioni del Prof. Giorgio Margaritondo, che mi hanno colpito e condivido.

L’università come motore della crescita economica e fabbrica degli occupati: un nuovo patto con l’Italia

Giorgio Margaritondo

Questa è la presentazione di una visione utopistica. Come giustificarla? Con il fatto che, per spiegare chiaramente un’idea in totale contrasto con la situazione attuale, è talvolta preferibile usare un’utopia. Non ci si deve preoccupare delle condizioni presenti né degli ostacoli che l’idea incontrerà, e occorre introdurla in forma non edulcorata. La chiarezza della descrizione fornisce un solido riferimento per la futura realizzazione pratica, che spesso esigerà dei compromessi.

L’idea utopistica qui trattata è una nuova scala di priorità nella missione delle università italiane. Si noti che “utopistica” non significa “irrealistica”. Al contrario, quest’idea è realizzata concretamente in molti altri paesi, e lo è stata anche in Italia in un remoto passato. Essa è “utopistica” solo nell’attuale situazione nazionale.

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Buchi neri supermassicci

Wednesday, November 2nd, 2011

Incollo sotto il mio articolo uscito oggi per La Stampa (clicca qui per scaricare la pagina del quotidiano in pdf) che parla di un giovane astrofisico romagnolo e delle sue ricerche.

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Un mio commento sulla perdita dei cervelli

Wednesday, September 28th, 2011

Qualche giorno fa, Il Sole 24 Ore ha pubblicato questo mio articolo sul tema della perdita dei cervelli, o brain drain, verso gli Stati Uniti. Commenti e spunti per altri articoli sullo stesso argomento sono i benvenuti.

Non solo l’Italia compie 150 anni

Wednesday, April 13th, 2011

Su La Stampa di oggi è uscito un mio articolo (clicca qui per il pdf) sul sesquicentenario del Massachusetts Institute of Technology, il MIT. Il MIT e l’Italia sono nati negli stessi mesi di 150 anni fa. Mi sembrava una coincidenza curiosa, così ho deciso di raccontare la storia, parlando anche di alcuni Italiani eccellenti che hanno studiato e/o insegnato nella prestigiosa università americana. C’è anche un’intervista ai co-direttori del programma di scambio MIT-Italy, che purtroppo la redazione ha pubblicato come se a parlare fosse solo uno dei due, mentre mi hanno risposto insieme. Non è l’unica inesattezza, visto che nel riquadro informativo mi hanno trasformato da professore a research fellow.

L’Italia degli scienziati

Tuesday, April 5th, 2011

Ho finito di leggere “L’Italia degli scienziati. 150 anni di storia nazionale“. E’ un libro interessante, che fa una panoramica delle vicende più significative della storia della scienza italiana dall’unità ad oggi, soprattutto attraverso esempi eccellenti. Alcune storie le conoscevo, ma tante le ho scoperte grazie al libro di Guerraggio e Nastasi. Ad esempio, quella del circolo matematico di Palermo, o di Domenico Marotta e l’Istituto Superiore di Sanità.

Una cosa che appare chiara dopo la lettura è che in Italia è sempre mancata una programmazione politica della ricerca scientifica, un piano strategico che appoggiasse i settori in cui l’Italia aveva le carte in regola per primeggiare. Quando si è trattato di scegliere, la politica e l’industria italiana hanno sempre scelto male. Ad esempio, non fu appoggiata la proposta di Fermi di creare un istituto nazionale di fisica, decretando di fatto la fine del gruppo dei “ragazzi di via Panisperna” ben prima delle legge razziali. Più recentemente, la cordata di aziende e banche che salvò l’Olivetti dal fallimento optò per l’abbandono del settore elettronico, quando l’azienda di Ivrea era vicina a costruire il primo PC. Le pagine del libro mostrano ancora una volta che l’Italia è un Paese caratterizzato da singolarità eccellenti, costrette ad operare in un sistema che non funziona. Se per 150 anni è stato così, ha senso sperare che le cose cambino?

Chiara Daraio e Maurizio Porfiri

Wednesday, January 19th, 2011

Oggi sono usciti due miei articoli su Tutto Scienze, l’inserto scientifico de La Stampa. Parlano delle ricerche di 2 giovani professori italiani che la rivista Popular Science ha incluso nella lista dei 10 ricercatori più promettenti sotto i 40 anni tra quelli che lavorano in America. Chiara Daraio, marchigiana di Ancona, è professoressa a Caltech, mentre Maurizio Porfiri, romano, è professore al politecnico della New York University. Gli articoli sono stati pubblicati insieme sulla stessa pagina del quotidiano (scarica il PDF) e si possono leggere online a questo link.

Chi legge i miei articoli si sarà accorto che parlano soprattutto di ricercatori italiani in America. Questo perché credo sia importante dare visibilità alle eccellenze italiane all’estero in campo scientifico e i giornali non lo fanno quasi mai. Di seguito una lista degli scienziati di cui ho scritto recentemente:

Riforma Gelmini ad un passo dalla meta

Wednesday, December 1st, 2010

Siamo arrivati in fondo. La riforma dell’università è stata approvata ieri alla Camera con 307 sì e 252 no. Per diventare legge deve tornare al Senato, ma non dovrebbero esserci problemi. Dai post che in questi mesi ho scritto sull’argomento (vedi sotto) si può ricostruire la cronistoria della riforma. Dai primi proclami del Ministro, ai ridimensionamenti, alle proteste dei ricercatori, fino alla strumentalizzazione politica degli ultimi giorni, a cui si sono affiancate le manifestazioni degli studenti. Dalle interviste si è visto che gli studenti che protestavano non avevano neanche letto il testo della riforma e urlavano slogan che poco avevano a che fare con gli articoli della legge. Erano lì a protestare contro il Governo e hanno fatto così il gioco dei rettori e dei baroni. Come suggerisce Oscar Giannino, invece di cadere nella trappola e lasciarsi strumentalizzare, gli studenti avrebbero potuto sfruttare il ritorno nelle piazze per protestare contro i veri problemi dell’università, che stanno compromettendo il futuro delle nuove generazioni. Avrebbero dovuto protestare contro i baroni, invece di accoglierli sui tetti delle facoltà che avevano occupato.

Irene Tinagli su La Stampa di oggi ci ricorda che la riforma non ucciderà l’Università italiana, non la renderà meno competitiva (meno di così?), come alcuni esponenti dell’opposizione hanno messo in bocca ai manifestanti. Nel suo editoriale sul Corriere della Sera, anche Francesco Giavazzi difende la riforma. Per questo articolo è stato attaccato duramente da Francesco Sylos Labini sul sito de Il Fatto Quotidiano, ma le argomentazioni di quest’ultimo sono poco convincenti e un po’ faziose, soprattutto nel passaggio in cui cerca di screditare Giavazzi perché ha scritto che “la legge abolisce i concorsi”. E’ chiaro che intendeva i “concorsi locali” e si tratta di un errore di stampa, non di disinformazione  o malafede dell’autore. Bello anche l’articolo di Alberto Orioli su Il Sole 24 Ore, che spiega perché la riforma è una cosa positiva per i giovani. Infine, per chi volesse approfondire, questo comunicato stampa del Ministero riassume i punti salienti della riforma.

Non voglio aggiungere altro, perché molto di quello che penso l’ho già scritto nei post qui sotto. Con la crisi di governo in corso, non credevo che la riforma sarebbe arrivata in fondo e devo dare credito al Ministro Gelmini, arrivata priva di qualsiasi competenza sull’argomento, per aver portato a casa un grande risultato in due anni di lavoro.

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Proteste ideologiche?

Wednesday, November 24th, 2010

Dilaga la protesta contro la riforma Gelmini, che potrebbe essere approvata in questi giorni. Ho già scritto che le uniche proteste che condivido sono contro i tagli alla scuola e all’università, mentre credo che quelle contro il disegno di legge siano ideologiche e pilotate da organizzazioni studentesche di sinistra, con l’appoggio dei baroni che hanno solo da perdere se la riforma venisse approvata. Sui giornali non si parla mai delle rivendicazioni dei protestanti e in un articolo di oggi a fatica ho trovato questo passaggio:

Riteniamo inammissibile – spiegano dalla Rete della conoscenza (il network promosso da Unione degli Studenti e Link Coordinamento universitario, ndr) – che dopo mesi di mobilitazione, cortei, occupazioni, lezioni in piazza, il Ministro non abbia mai risposto nel merito alle critiche e alle proposte degli studenti, e che il Governo agonizzante, privo di una maggioranza possa cercare con arroganza di ottenere l’approvazione di una riforma che con l’ingresso dei privati nei CdA, la sostituzione delle borse di studio con sistemi di indebitamento degli studenti, la precarizzazione della ricerca, distrugge l’università pubblica

Questa dichiarazione conferma quello che ho scritto sopra. La protesta è contro il Governo di centro-destra, contro il tentativo di riformare la governance dell’università e contro l’introduzione di criteri meritocratici. I “sistemi di indebitamento degli studenti” ci sono in molti altri Paesi e funzionano bene. Non so i dettagli del metodo proposto nel DDL, ma ad esempio so che in Svezia lo Stato paga per l’università e, a partire dal primo impiego dopo la laurea, il debito (senza interessi mi pare) deve essere saldato con pagamenti rateali, calcolati in base allo stipendio dell’interessato. Ci vogliamo rendere conto che in Italia l’università non è gratis, ma viene pagata con le tasse di tutti? Gli operai pagano l’istruzione dei figli degli imprenditori. Se uno non va all’università i suoi genitori la pagano a qualcun’altro. E’ giusto? E’ giusto che una persona 10 anni fuori corso paghi le stesse tasse di uno studente che dà tutti gli esami con la media del 30? La sinistra è ancorata sull’ideologia trapassata del livellamento della società. L’unica uguaglianza che conta è quella delle opportunità. I giovani dovrebbero protestare per questo, perché in Italia è ancora un concetto sconosciuto.

La cosa che mi preoccupa di questa accelerazione per l’approvazione del disegno di legge è che, per ottenere la maggioranza in Parlamento, vengano ritirati alcuni emendamenti importanti, o che se ne introducano altri che limitino i contenuti riformatori. Ho trovato questo comunicato in rete in proposito, ma non riesco a capire quanto ci sia di vero (poco mi sa), visto il documento è scritto male, è fazioso e non ho trovato altri riscontri. Se qualcuno ha informazioni in proposito, aggiunga un commento.

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