Archive for the ‘Economia’ Category

Le banche non pagano mai?

Friday, December 17th, 2010

Qualche giorno fa Calisto Tanzi è stato condannato a 18 anni di reclusione (non li sconterà perché così è l’Italia) per bancarotta fraudolenta. In proporzione al buco del crack Parmalat sembra un’assurdità, ma per il sistema giudiziario italiano pare sia una pena esemplare. Quello che invece è senza dubbio assurdo è che le banche coinvolte continuano a farla franca. Su questo tema, consiglio a tutti di leggere questo bellissimo articolo di Oscar Giannino.

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Il sistema industriale italiano non è globalizzato

Monday, May 10th, 2010

Oggi è uscito un bellissimo editoriale di Giavazzi che ricorda che il problema vero di quello che sta accadendo in Grecia e potrebbe accadere in Spagna e Portogallo non è finanziario, ma legato all’economia reale. La politica deve concentrarsi sull’economia reale, far ripartire la crescita, perché non è un prestito che ridarrà fiducia agli investitori e per farlo, come spiega bene questo articolo di due giorni fa, deve diventare globale, come i mercati finanziari. Giavazzi fa riferimento ad uno studio di Banca d’Italia che parla del perché l’Italia non cresce, attraverso un’analisi della trasformazione del sistema industriale italiano negli ultimi anni. A Marzo ho organizzato col NY Chapter di ISSNAF una conferenza su questo tema insieme all’ufficio americano di Banca d’Italia e lo speaker era Matteo Bugamelli, l’autore principale dello studio. La sua è stata una presentazione molto interessante e chi vuole può scaricare le diapositive cliccando qui. Il report completo è disponibile online a questo link.

The Happy Planet Index

Monday, January 4th, 2010

Stavo notando che l’America Centrale ha il miglior Happy Planet Index (HPI), che è un indice inventato dal think-tank NEF per misurare l’efficienza di uno Stato nel migliorare la vita dei suoi cittadini rispettando l’ambiente (più l’indice è alto, più si rispetta il pianeta). Sul sito sono disponibili sia le mappe per visualizzare l’HPI globale ed i singoli punteggi nelle tre categorie, sia un report dettagliato, dal titolo “The UnHappy Planet Index 2.0: why good lives don’t have to cost the earth”. L’HPI globale dell’Italia è 44, diviso in 80,3 anni di aspetattiva di vita, un fattore 6,9 di soddisfazione e 4,8 di impronta ecologica per abitante (cioè il consumo di risorse pro capite). Nell’ultima categoria gli Stati Uniti sono ai livelli dei paesi del terzo mondo…

Paul Samuelson

Sunday, December 13th, 2009

samuelson

Oggi se n’è andato uno dei più grandi economisti Americani. Mi ricordo una sua foto che vedevo spessissimo al MIT che lo ritraeva col presidente Kennedy, di cui era consigliere economico. Riposa in pace.

Regole più strette a Wall Street

Friday, December 11th, 2009

Dopo tre giorni di dibattito, oggi la Camera ha approvato il piano proposto dai democratici che prevede regole più stringenti per il settore finanziario. L’accordo prevede un’agenzia di controllo che supervisioni il mercato dei prestiti e nuove regole volte ad evitare che in futuro l’intero mercato possa collassare se una o due grosse aziende fossero sull’orlo del fallimento. Ci vorrà ancora molto prima che si arrivi ad una legge, visto che il Senato sta ancora lavorando al proprio disegno di legge e solo quando sarà stato approvato inizieranno i negoziati tra i due organi legislativi per creare una versione unitaria da presentare ad Obama.

Appunti domenicali

Sunday, December 6th, 2009

Calisto Tanzi

Solo pochi giorni fa aveva dichiarato in tribunale di “non avere in casa nessuno dei quadri nominati dalla trasmissione RAI”. Ieri sono stati trovati nascosti nella sua abitazione. Come ho già scritto, per farabutti come Tanzi dovremmo prendere in prestito la giurisprudenza Americana!

Processo di Perugia

In America non sono proprio contenti della condanna di Amanda Knox. I giornalisti muovono critiche alla magistratura italiana, sollevando dubbi sul modo in cui si sono svolte le indagini ed il processo. Forse impareranno la lezione ed in futuro ci andranno più cauti nel riportare le notizie che arrivano dai corrispondenti italiani riguardo ai processi di Silvio Berlusconi.

Finanziaria

E’ stata presentata alla commissione bilancio della Camera la legge finanziaria per il 2010. Sarà una manovra da 8,9 miliardi di euro. Questo significa che è una finanziaria che farà poco niente. Per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia, nel 2009 gli Stati Uniti hanno fatto una manovra straordinaria (lo stimulus package di Obama) da 787 miliardi di dollari. L’Italia, che non può permettersi di aumentare il deficit, poteva tagliare qualche spesa inutile ed investire i soldi per aiutare le imprese e rilanciare i consumi (con taglio dell’IRAP, aiuti alle famiglie, ecc…), come tra l’altro sostiene metà della maggioranza parlamentare, oppure non fare nulla e sperare che quando le grandi nazioni ripartiranno faranno da traino all’economia nostrana. I momenti di crisi economica sono i più adatti a rischiare, ma il nostro Governo la pensa diversamente e ha scelto la seconda soluzione.

Stiglitz vs. Summers

Monday, October 19th, 2009

Segnalo questo articolo (clicca qui) molto interessante uscito oggi su Il Sole 24 Ore, che descrive le critiche del Nobel Joseph Stiglitz al piano per il rilancio economico dell’amministrazione Obama. La critica, naturalmente, è rivolta al suo arcinemico, l’economista Larry Summers, direttore del National Economic Council. Io sono d’accordo col dire che i 787 miliardi di dollari non hanno dato i frutti sperati, ma mi domando se uno dei motivi sia che ancora non siano arrivati a destinazione. Ad esempio, non si è ancora conclusa la valutazione dei progetti di ricerca biomedica che riceveranno i fondi distaccati all’NIH. Un altro passaggio che voglio sottolineare è il seguente:

L’emergenza finanziaria è finita, ad alto costo per il contribuente. Ma i costi veri della crisi, come sempre, emergono dopo la fase acuta, cioè adesso.

E’ vero che la crisi finanziaria si è stabilizzata, ma la disoccupazione non sta diminuendo e i 787 miliardi dovevano servire principalmente a creare nuovi posti di lavoro. Il piano di rilancio ha fallito? Personalmente credo sia ancora presto per fare un bilancio e solo tra qualche mese sapremo chi ha ragione tra Stiglitz e Summers.

Aziende italiane e capitale umano

Wednesday, October 14th, 2009

Un articolo interessante uscito oggi sul Sole 24 Ore (clicca qui) inizia con queste parole di Richard Mosley, direttore generale di People in Business:

In questo periodo di crisi, bisogna tagliare i costi ma non rinunciare al talento, al personale.

Anche io sono da sempre convinto che quello umano sia il capitale più importante e l’articolo lascia intendere che finalmente qualche azienda italiana stia iniziando a capirlo. In realtà non credo sia così.

Infatti, da ciò che racconta l’articolo, le imprese italiane vanno a caccia di talenti nei paesi in via di sviluppo dell’Europa dell’Est, del Nord Africa e del Sud America, ma non in USA, o Gran Bretagna, India, ecc… L’articolo spiega questo fatto dicendo che lo scopo è di reclutare personale, formarlo e poi rimandarlo indietro per aprire una succursale estera, o lavorare in una già esistente. Se è questo il motivo principale, allora vuol dire che le aziende italiane non credono veramente nell’importanza del capitale umano. Se ci credessero, andrebberro a caccia di talenti nei paesi dove ci sono le migliori università.

Perché non lo fanno? Prima di tutto perché, anche se se ne parla meno, il sistema di reclutamento delle aziende non é molto migliore di quello delle università. La poca meritocrazia, nel privato, è dovuta soprattutto all’avere aziende a gestione familiare che preferiscono lasciare le redini a figli e nipoti, anche quando non sono competenti.  Nel pubblico non c’è bisogno di commentare. Questo sistema ha funzionato fino ad ora perché le aziende hanno operato in un mercato, quello Italiano, protetto dalla competizione esterna. Adesso con la globalizzazione non c’è più protezione (o comunque ce n’è meno), ma sono ancora poche le aziende che hanno capito che bisogna cambiare metodo.

Il MIT ogni anno organizza l’European Career Fair, un evento, il più grande della costa est nel suo genere,  che fa arrivare le aziende europee negli Stati Uniti per reclutare personale direttamente dalle università.  Quando ci andai di italiane c’erano Finmeccanica, Enel ed Eni. Fecero molti colloqui, perché, come risultato da un sondaggio condotto dall’organizzazione dell’evento, l’Italia era una delle mete più ambite dai partecipanti. Eppure non assunsero nessuno, perché dopo il “le faremo sapere” lasciarono passare diversi mesi per contattare i candidati a cui erano interessati e questi avevano già firmato il contratto con qualche altra azienda. Non parliamo poi delle difficoltà che ci sono ad organizzare degli stage estivi nelle aziende italiane per studenti del MIT, sia perché gli stage da noi non sono veri lavori (a meno che fare le fotocopie o le traduzioni rientri nella categoria), sia perché molte aziende chiudono per 3 settimane in Agosto.

Bisogna capire che il sistema italiano del secolo scorso non funziona se si vuole competere fuori dai confini nazionali. Speriamo che l’andare a caccia di talenti in paesi in via di svilippo diventi una buona palestra per allenarsi a comprendere l’importanza del capitale umano e per iniziare a fare esperienza pratica (in teoria lo fanno tutti) con la meritocrazia.