Archive for the ‘Medicina’ Category

A New York per sconfiggere il cancro

Wednesday, March 10th, 2010

Oggi è uscito un mio articolo per La Stampa (clicca qui per leggerlo) che parla delle ricerche di Andrea Califano, professore di bioinformatica e biologia dei sistemi alla Columbia University e membro del consiglio scientifico del National Cancer Institute americano. Califano è stato anche uno dei relatori della conferenza che ho organizzato il 25 Febbraio scorso (vedi foto qui sopra) con il New York Chapter della Fondazione ISSNAF, di cui sono chairman da Gennaio. Insieme a lui c’erano Antonio Iavarone e Adolfo Ferrando, entrambi professori alla Columbia. E’ stata una conferenza interessantissima e loro sono stati bravissimi a presentare il materiale in maniera chiara e accessibile anche al pubblico non specializzato presente in sala.

Quali rischi per la salute con i body scanner?

Wednesday, January 6th, 2010

bodyscanner

Visto che probabilmente verranno istallati nei principali aereoporti, è una domanda che mi preoccupa, molto di più di quelle su privacy e riservatezza. La tecnologia Backscattered X-ray (immagine di sinistra) sembra essere abbastanza sicura, visto che è stato stimato che la dose di radiazione per ogni scan non supera gli 0.01 millirem ed una dose fino a 1 mrem all’anno è considerata insignificante (un’esposizione oltre i 25 mrem all’anno viene considerata dannosa). L’altra tecnologia, chiamata millimiter wave scanner (immagine di destra), potrebbe invece essere rischiosa per la salute. Infatti, un recente studio ha mostrato che c’è la possibilità che si creino degli effetti di risonanza nonlineare in grado di aprire la doppia elica del DNA. Spero che altri scienziati confermino o smentiscano questa ipotesi, che mi fa un po’ paura.

Un anno di scienza biomedica

Wednesday, December 30th, 2009

Riprendendo quello che scrive Emily Singer su Technology Review, il 2009 è stato l’anno in cui le tecniche per il sequenziamento del genoma umano sono migliorate a tal punto da essere diventate operazioni di routine, permettendo di decifrare le cause genetiche di alcune malattie (vedi ad esempio la scoperta di Califano e Iavarone sul glioblastoma). Nel 2009 è stata scoperta la prima medicina che allunga la vita nei mammiferi, anche se per ora l’ipotesi è stata verificata solo sui topi. L’emergenza per il rischio pandemico dell’influenza “suina” H1N1 ha rinnovato l’interesse scientifico per nuovi e più veloci tecniche di produzione dei vaccini. La Singer include tra gli highlights del 2009 anche la nuova tecnica di chirurgia mininvasiva per la rimozione dei tumori al cervello, basata sull’uso di ultrasuoni focalizzati ad alta intensità per bruciare i tessuti malati senza dover perforare il cranio. Rimanendo in tema, una ricerca pubblicata quest’anno mostra che il quoziente intellettivo di una persona dipende in larga parte dalla quantità di materia bianca del suo cervello, in passato considerata un tessuto senza funzioni importanti.

In un articolo sul sito science progress, Chris Mooney ricorda che il 2009 è anche l’anno in cui il più grande acceleratore di particelle al mondo, il Large Hadron Collider, è entrato in funzione, anche se per poco a causa di qualche imprevisto, tipo il surriscaldamento causato da una mollica di pane caduta ad un uccello. Nel 2009 si sono festeggiati i 200 anni dalla nascita di Darwin e i 150 anni dalla pubblicazione de L’origine delle specie. Quest’anno gli astronomi hanno mostrato le prime immagini di pianeti fuori dal nostro sistema solare. Il 2009 purtroppo è anche stato l’anno della fallimentare conferenza sul clima di Copenhagen. Dico purtroppo appunto perché è stata un fallimento.

Sul fronte della risonanza magnetica non ci sono state nuove scoperte. Le aziende produttrici, soprattutto la Siemens, hanno iniziato a spingere sulla trasmissione multi canale e qualche gruppo è riuscito ad applicare (non su uomo) la tecnica della trasmissione in parallelo per controllare la generazione di un segnale di risonanza magnetica in un volume localizzato. E’ stato l’anno in cui è esplosa la passione per la Traveling Wave MR, una tecnica che permette di acquisire un’immagine di risonanza con macchinari ad alta intensità di campo magnetico usando una semplice antenna patch posizionata in fondo al lettino del paziente. Funziona perchè la frequenza dei macchinari con campo magnetico superiore a 7 Tesla consente la propagazione delle onde elettromagnetiche lungo il cilindro interno, permettendo di generare segnale lungo tutto il corpo del paziente. Se non ci fosse il paziente questo metodo garantirebbe un segnale perfettamente omogeneo su ogni piano assiale. Purtroppo col paziente l’omogeneità non è tanto migliore di quella che si ottiene con le altre tecniche. Per questo credo che l’unica soluzione per rendere le risonanze magnetiche ad alto campo utilizzabili nella diagnostica clinica rimanga ancora la trasmissione in parallelo, ma ci vorranno almeno 5 anni. Il 2009 è anche l’anno che ha consacrato l’applicazione del compressive sensing per velocizzare l’acquisizione delle immagini di risonanza magnetica e credo che presto questa tecnica uscirà dai laboratori e sarà implementata nei macchinari clinici.

Il 2010 spero diventi l’anno dei record per gli investimenti in ricerca e in comunicazione scientifica, di cui c’è tanto bisogno.

La TAC fa male

Thursday, December 17th, 2009

Qualche anno fa il New England Journal of Medicine aveva pubblicato un articolo in cui si affermava che il 5% dei tumori diagnosticati negli ultimi ventanni in USA fossero causati dall’uso eccessivo della TAC. Le previsioni sono in realtà peggiori, secondo un articolo uscito due giorni fa sul Wall Street Journal, a commento di due studi scientifici pubblicati recentemente dalla rivista Archives of Internal Medicine.

…la dose di radiazioni ricevuta durante una singola TAC al cuore fatta a quarantanni è sufficiente a far ammalare di cancro in futuro 1 ogni 270 donne e 1 ogni 600 uomini…

In aggiunta a queste funeste previsioni, lo studio ha mostrato che alcuni pazienti ricevono fino ad un decimo delle radiazioni per lo stesso tipo di esame nello stesso ospedale, a seconda del settaggio usato per il macchinario, o del tipo di macchinario. Questo è assurdo, perché ci dice che nella maggiorparte dei casi si usa una dose molto più alta di quella necessaria. L’articolo è un po’ allarmista, ma spero si apra un dibattito (anche nell’ambito della discussione sulla riforma sanitaria) sull’uso sconsiderato che si fa della TAC in America.

…dagli anni ‘90 l’uso della TAC è triplicato e nel 2007 sono state eseguite ben 70 milioni di TAC (negli USA)…

Le immagini del cuore ottenute con le ultime generazioni di TAC sono qualcosa di spettacolare, ma la risonanza magnetica può fornire maggiori informazioni. Il problema è che è difficile da usare, non tutti gli ospedali hanno una risonanza magnetica sufficientemente potente, o magari mancano le bobine adatte, le sequenze, il personale tecnico preparato, ecc… Parte del mio lavoro è quello di migliorare la tecnologia delle risonanza magnetica ad alto campo in modo da poterne sfruttare i vantaggi in clinica. Quando ci saremo riusciti, la TAC non servirà più e spero che tra ventanni nei corridoi degli ospedali potremo sentire le nuove generazioni di medici chiedere ai loro superiori più anziani “ma davvero usavate la TAC ogni giorno?”

Nota: che le radiazioni dei raggi X fanno male è venuto fuori negli anni ‘50 e oggi ho scoperto che in America dagli inizi degli anni ‘20 fino ai primi anni ‘60 in alcuni negozi di scarpe veniva usata un’apparecchiatura a raggi X per controllare se la misura fosse giusta. In pratica si metteva il piede con la scarpa nel macchinario e  si guardava l’immagine radiografica per vedere fin dove arrivava il dito. Dicono che fosse uno dei giochi preferiti dai bambini. Probabilmente dopo ogni visita al negozio diventavano fluorescenti!

E questa è andata

Tuesday, November 24th, 2009

Con un po’ di ritardo (tanto anche i giornali Italiani ne hanno dato notizia) ho il piacere di comunicare che il Senato americano ha deciso (con 60 voti a 39) che aprirà il dibattito sulla riforma sanitaria. Ne discuteranno a partire dalla prossima settimana per cercare di arrivare al voto entro la fine di Dicembre. Quella proposta dal Senato è una riforma leggermente diversa da quella già approvata alla Camera, quindi, se tutto va per il meglio,  ci sarà una fase successiva in cui si cercherà di allineare le due versioni per poter presentare un testo unico al Presidente, che dovrà firmare per trasformare la riforma in legge. Insomma, il cammino è ancora lungo, ma si sta andando nella direzione giusta.

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La public option c’è!

Thursday, November 19th, 2009

Il disegno di legge per la riforma sanitaria presentato ieri sera dai senatori democratici non è una versione light di quello già votato alla camera. La public option è rimasta e i fondi al Medicare (l’assicurazione sanitaria gratuita per gli ultra sessantacinquenni) non vengono tagliati. Anzi, viene aumentato il prelievo fiscale destinato al Medicare per i redditi alti. L’ufficio bilancio del Congresso ha stimato che il disegno di legge costerà poco meno di 900 miliardi di dollari in 10 anni, ma lascerà comunque 24 milioni di persone (un terzo delle quali clandestini) senza copertura sanitaria nel 2019. Harry Reid, il capogruppo democratico al Senato, ha dichiarato che, nonostante il costo elevato, la riforma porterà ad una riduzione del debito pubblico di 130 miliardi di dollari in 10 anni, grazie a nuove tasse, ma soprattutto perchè aumenterà l’efficienza del sistema sanitario e frenerà la spesa per il Medicare. I Repubblicani non credono che ciò avverrà e hanno giurato una battaglia all’ultimo sangue. Forse già nel weekend ci sarà la prima votazione per decidere se iniziare o meno il dibattito sulla proposta di legge. Oltre al voto di tutti e 58 i senatori democratici, ne servono altri due per superare questo primo esame. Speriamo bene.

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Sarà una vera riforma?

Wednesday, November 18th, 2009

Tra qualche ora, i senatori democratici presenteranno le modifiche al testo della riforma sanitaria (già approvata alla Camera) su cui si voterà Venerdì o Sabato al Senato per decidere il via libera alla discussione (se tutto va a buon fine il voto vero e proprio sulla legge ci dovrebbe essere dopo il Thanksgiving). Ci saranno sicuramente dei compromessi, perché il testo che è passato per un pelo alla Camera, potrebbe non farcela al Senato, dove i democratici hanno una maggioranza risicata. C’è chi dice che se non tolgono la public option (la possibilità di scegliere un’assicurazione sanitaria pubblica e quindi la creazione di quest’ultima) non ci sarà nulla da fare. Io mi auguro che non lo facciano, perché la public option è stato il fulcro della riforma sin dall’inizio.

Intanto è uscito un interessante articolo (clicca qui) su The New Republic, che racconta di un report interno di McKinsey & Company, che valuta l’impatto della riforma sanitaria sui vari settori dell’industria sanitaria. Credo uno dei punti principali del report, che condivido, è che la riforma forzerà dei cambiamenti nell’industria sanitaria, che favoriranno innovazione e maggiore qualità dei prodotti/servizi. Questo dipenderà molto dalla presenza della public option. Aspettiamo stasera.

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La gallina dalle uova d’oro

Wednesday, September 2nd, 2009

Oggi è uscito un articolo interessante per il New York Times (clicca qui) che racconta di come le industrie farmaceutiche stiano investendo miliardi di dollari nella ricerca di medicinali per curare il cancro. Questo trend, naturalmente, è legato ai profitti che si prospettano. Secondo quanto scritto nell’articolo, il cancro potrebbe rappresentare la nuova gallina dalle uova d’oro per l’industria farmaceutica. Le motivazioni per le aziende ad investire sono: visto che nuove scoperte genetiche/molecolari sul cancro vengono fatte in continuazione, ci sono sempre nuovi bersagli verso cui indirizzare nuovi farmaci; i pazienti sono spesso disperati e disposti a testare qualsiasi cura sperimentale, quindi non mancano volontari per studi clinici; non si fa distinzione tra il livello di efficacia e quindi quasi ogni  farmaco crea un guadagno all’azienda (ad esempio si parla del Tarceva, che costa $3,500 al mese, ed è stato approvato per la cura del cancro al pancreas perché allunga la vita del paziente di 12 giorni). Le stesse argomentazioni però evidenziano il rischio di una grande bolla che metterebbe in crisi le industrie farmaceutiche.  Infatti, visti i costi di ricerca e sviluppo, è rischioso investire su molti farmaci contemporaneamente sperando che un numero sufficiente venga approvato. Inoltre, per limitare i costi della sanità , in futuro l’efficacia dei farmaci potrebbe diventare un forte discriminante nelle decisioni di rimborso, ridimensionando le previsioni di guadagno. Staremo a vedere.