Archive for the ‘Tecnologia’ Category

A380

Tuesday, September 7th, 2010

Sono un po’ in ritardo con questo post. Due weekend fa, di ritorno da Bologna, nella tratta Parigi-New York, ho volato su un Airbus A380, l’aereo più grande al mondo. E’ attivo su quella rotta dallo scorso Novembre, ma non mi era mai capitato di prenderlo. A vederlo fa veramente impressione, è enorme. Dentro è nuovo e i posti in economica sono più larghi rispetto a quelli del Boeing che di solito prendo. Non ho visto la business, che è al piano di sopra, ma ho visto quella che credo sia la prima classe. E’ organizzata in piccoli salottini, con divanetti in pelle, che immagino diventino letti, davanti a due poltroncine, in modo da poter avere delle riunioni faccia a faccia durante il volo.

Una cosa che mi ha impressionato è che da dove ero seduto, intorno alla fila 20, non vedevo la fine del corridoio! Per la cronaca, la capienza massima è di 538 passeggeri. Una cosa che ho notato, è che sulle porte dei bagni, esternamente, ci sono i posacenere e il cartello vietato fumare. Posso capire i vecchi modelli di aereo, per i quali magari le componenti erano già state prodotte, ma l’A380 è un aereo nuovo (in servizio da neanche 3 anni) quindi mi sembra assurdo che non si sia tenuto conto di certi dettagli. Una cosa curiosa sono le tre videocamere esterne (una sul muso, una sotto e una sulla coda dell’aereo) su cui si può sintonizzare la TV del sedile durante il viaggio. In volo non si vede granché, ma sono fantastiche quando si scende di quota.  Durante il decollo e l’atterraggio, la TV va in automatico (e non si può cambiare) sulla videocamera di coda, che dà una visuale dell’aereo dall’alto. Una figata, chissà perché non ci avevano pensato prima. Non ci sono state turbolenze, ma non so dire se sia dovuto al fatto che l’aereo è così pesante da non farle sentire. Una cosa che invece posso dire con certezza che non si sente, è l’impennata al momento del decollo, spesso brusca nel caso di aerei più piccoli. In breve, se vi capita di volare su New York, cercate di prenderlo.

Andrew Viterbi

Wednesday, September 1st, 2010

Oggi è uscito un mio articolo per La Stampa su Andrew Viterbi, che quest’anno ha ricevuto la IEEE Medal of Honor. Lo potete leggere qui sotto, oppure dal pdf originale.

Andrew Viterbi ha ricevuto la «IEEE Medal of Honor», il più alto riconoscimento conferito dall’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE), un’organizzazione che raccoglie 400 mila ingegneri in 150 nazioni. Per intenderci, in passato solo un altro italiano aveva vinto la medaglia: Guglielmo Marconi nel 1920. Eh sì, Viterbi è italiano, anche se credo in pochi conoscano la sua storia. E’ nato a Bergamo nel 1935 e il suo nome, prima della naturalizzazione americana, era Andrea. In Italia è rimasto poco però, perché le leggi razziali costrinsero la sua famiglia a rifugiarsi negli Usa, prima a New York, nel 1939, e poi a Boston. «Da quando avevo 10 anni, guardavo oltre il fiume Charles e il mio sogno era quello di andare al MIT», racconta in una vecchia intervista per gli archivi dell’IEEE. Studia nel prestigioso ateneo, fino al master in Ingegneria Elettrica, ma subito dopo si sposta in California, al Jet Propulsion Laboratory, per il progetto dell’Explorer I, il primo satellite Usa. Continua a frequentare l’università part-time fino al dottorato in comunicazioni digitali, che gli permette di trovare un incarico da professore all’Università della California a Los Angeles. La teoria dell’informazione muoveva i primi passi e Viterbi decide di seguirne gli sviluppi. «L’algoritmo di Viterbi l’ho creato allora. Dovevo insegnare cose difficili e mi sono accorto che esistevano degli strumenti analitici meno complicati per arrivare agli stessi risultati. Così ho inventato l’algoritmo». E’ considerato uno dei più importanti concetti matematici del XX secolo, ma dicono sia l’argomento preferito agli esami di ingegneria delle telecomunicazioni, per via della sua semplicità. Usato per separare il segnale dal rumore di fondo nelle trasmissioni numeriche, l’algoritmo di Viterbi ha trasformato il mondo della comunicazione digitale. Oggi è alla base del funzionamento dei cellulari GSM, delle comunicazioni satellitari, delle reti senza fili, del riconoscimento vocale. Gli algoritmi precedenti usavano complessi alberi decisionali per capire se il valore di un bit estratto da un segnale corrotto dal rumore fosse 0 o 1. L’algoritmo di Viterbi, invece, ricava il valore di un bit analizzando solo i bits che lo circondano, per stabilire quale sequenza di dati sia la più probabile. Grazie alla maggiore efficienza, che estrae anche segnali debolissimi in contesti rumorosi, l’algoritmo ha riscosso un grande successo, tanto che nel 1968, un anno dopo averlo descritto in un articolo scientifico, insieme con i colleghi Irwin Jacobs e Leonard Kleinrock, Viterbi fonda Linkabit, una società di consulenza per applicazioni del suo algoritmo. Da allora non ha più smesso di fare l’imprenditore e la sua azienda più famosa è la Qualcomm, fondata con Jacobs nell’85 (molti la conoscono per Eudora, il software per la posta elettronica). «In realtà, è un prodotto secondario. Le nostre attività sono i cellulari e i sistemi satellitari». Così a Viterbi capitava di rispondere quasi ad ogni viaggio di lavoro, prima di lasciare l’azienda nel 2000 per fondare una compagnia di venture capital (The Viterbi Group), con cui finanzia nuove generazioni di imprenditori. Anche senza di lui, Qualcomm è rimasta leader nel settore delle telecomunicazioni e rappresenta un sogno per centinaia di studenti, che arrivano da tutto il mondo per frequentare la Viterbi School of Engineering della University of Southern California, sperando in uno stage che apra loro le porte dell’azienda. Per la cronaca, il nome di Viterbi è stato aggiunto a quello della facoltà nel 2004, dopo la sua donazione di 52 milioni di dollari. Nel 2008 è stata la volta di Marco Papaleo, un ingegnere calabrese classe 1981, che in California ha svolto parte del dottorato, lavorando alla prossima generazione di sistemi wireless. Per i suoi studi, nel 2009, è stato il primo italiano a vincere il «Marconi Young Scholars Award», il più prestigioso riconoscimento per giovani talentuosi nelle telecomunicazioni. A Papaleo, che ha conosciuto Viterbi, piacerebbe tornare negli Usa e continuare le ricerche in Qualcomm. I compagni di corso a Bologna mi hanno detto di tenerlo d’occhio, perché potrebbe diventare lui il
nuovo Viterbi. Io glielo auguro, anche se dispiace pensare che un altro giovane brillante lasci l’Italia per dar spazio al proprio talento.

Un aggiornamento: la scorsa settimana ho saputo che Marco Papaleo è stato assunto alla Qualcomm, dove inizierà a lavorare in Autunno.

Sta per arrivare

Tuesday, July 27th, 2010

Per fortuna non l’ho comprato

Saturday, July 3rd, 2010

Pare che se si impugna con la sinistra, il nuovo iPhone 4 abbia problemi di ricezione. La Apple ha chiesto scusa e ha promesso di risolvere il problema al più presto, ma intanto negli Stati Uniti iniziano le class actions.

Sostenibilità a 360 gradi

Wednesday, April 21st, 2010

Oggi è uscito un mio articolo su La Stampa (clicca qui per leggerlo) che parla della “Sustainable Connected Home“, una casa ecologica che combina innovazioni tecnologiche ad architettura sostenibile e sostenibilità sociale. Per l’articolo ho intervistato Federico Casalegno, un professore che conosco dai tempi del MIT e che domani sarà a New York per la conferenza “Clean Energy Technologies in the Post-Copenhagen Era“, che ho organizzato con il NY Chapter di ISSNAF.

Volano coltelli

Friday, April 16th, 2010

Gira voce che Adobe sia decisa a portare in tribunale la Apple. L’antipatia c’è da un po’, ma la situazione è degenerata dopo la decisione di proibire Adobe Flash sull’iPad e la più recente di autorizzare solo le Apps sviluppate con la piattaforma Apple, di fatto eliminando la possibilità di far girare Flash come codice nativo su iPhone, iPad, iPod Touch.

Da domani l’iPAD

Friday, April 2nd, 2010

Sta arrivando…

Friday, March 12th, 2010

Forse $1 per giocarci 30 secondi lo pagherei. Giusto per capire se possa avere una qualche utilità.