Archive for the ‘Tecnologia’ Category

Il Kindle Fire mi sta piacendo

Friday, November 18th, 2011

Ho comprato il Kindle Fire e ieri sera ho cominciato ad esplorarne le funzioni. E’ vero che non è un iPAD, ma proprio per questo l’ho scelto. E’ più piccolo, costa un terzo, il browser è veloce, ho accesso alla cloud di amazon, dove per ora ho caricato qualche giga di musica, e alla library di film e telefilm di Amazon (moltissimi gratuiti perché sono membro di Amazon Prime). Se volessi qualcosa di più ingombrante comprerei il MacBook Air da 13 pollici, poco più costoso di un iPAD da 64 GB, ma con tutte le funzioni di un computer. Per ora sono soddisfatto!

Forse ho trovato un tablet che fa per me

Wednesday, September 28th, 2011

Dal 15 Novembre sarà in vendita Kindle Fire, il nuovo tablet computer di Amazon. Costerà $199 dollari. Nonostante sia un fan della mela, non sono mai stato un fan dell’iPAD (veramente utile rispetto ad altri gadget solo per leggere giornali, libri e riviste in formato digitale e quindi troppo costoso). Il Kindle Fire è abbordabile e con un account Amazon Prime ($79 all’anno) si avrà accesso gratuito a migliaia di film e telefilm in streaming. Serve la connessione Wi-fi (non c’è la versione 3G come per l’iPAD), ma chissenefrega. Lo voglio comprare!

Nota: non ho capito se con lo schermo a colori funzionerà l’inchiostro elettronico del Kindle tradizionale, che è qualcosa di eccezionale e che nessuno è ancora riuscito ad imitare.

Steve Jobs si è dimesso

Thursday, August 25th, 2011

Steve Jobs si è dimesso ieri da amministratore delegato della Apple, con la sua solita classe:

I have always said if there ever came a day when I could no longer meet my duties and expectations as Apple’s C.E.O., I would be the first to let you know. Unfortunately, that day has come.

Jobs è per me, e credo per molti, l’esempio di come un leader possa fare la differenza. E’ tante altre cose e non c’è bisogno che lo spieghi io. Qualche indizio lo potete trovare in questa infografica sui brevetti che portano la sua firma. Ci vorrà qualche anno per capire cosa sarà la Apple senza di lui. Per adesso rimarrà in azienda come presidente (una posizione che prima non esisteva), ma alcuni investitori hanno già cominciato a scappare (le azioni sono scese del 5% nelle ore successive all’annuncio). Per chi non l’avesse visto, inserisco qui sotto il suo fantastico discorso alla cerimonia di consegna dei diplomi a Stanford del 2005.



iPad 2

Wednesday, February 23rd, 2011

Tra 7 giorni, la Apple potrebbe annunciare il nuovo iPad, dicono più sottile del precedente e con la telecamera frontale per le videochiamate. Molto tentato…

Chiara Daraio e Maurizio Porfiri

Wednesday, January 19th, 2011

Oggi sono usciti due miei articoli su Tutto Scienze, l’inserto scientifico de La Stampa. Parlano delle ricerche di 2 giovani professori italiani che la rivista Popular Science ha incluso nella lista dei 10 ricercatori più promettenti sotto i 40 anni tra quelli che lavorano in America. Chiara Daraio, marchigiana di Ancona, è professoressa a Caltech, mentre Maurizio Porfiri, romano, è professore al politecnico della New York University. Gli articoli sono stati pubblicati insieme sulla stessa pagina del quotidiano (scarica il PDF) e si possono leggere online a questo link.

Chi legge i miei articoli si sarà accorto che parlano soprattutto di ricercatori italiani in America. Questo perché credo sia importante dare visibilità alle eccellenze italiane all’estero in campo scientifico e i giornali non lo fanno quasi mai. Di seguito una lista degli scienziati di cui ho scritto recentemente:

Luca Dal Negro e la fotonica nel chip

Wednesday, November 17th, 2010

Oggi è uscito un mio articolo per La Stampa che parla delle ricerche di Luca Dal Negro nel campo della fotonica basata su silicio. Il lavoro di Luca, che conosco da quando eravamo entrambi al M.I.T., mi ha sempre interessato e l’articolo è diventato una piacevole occasione per approfondirne alcuni aspetti. L’articolo si può leggere sul sito del quotidiano, oppure scaricare in PDF da questo link per vederlo nell’impaginazione originale. Per saperne di più, consiglio di visitare il sito del suo laboratorio presso il Photonics Center della Boston University.

A380

Tuesday, September 7th, 2010

Sono un po’ in ritardo con questo post. Due weekend fa, di ritorno da Bologna, nella tratta Parigi-New York, ho volato su un Airbus A380, l’aereo più grande al mondo. E’ attivo su quella rotta dallo scorso Novembre, ma non mi era mai capitato di prenderlo. A vederlo fa veramente impressione, è enorme. Dentro è nuovo e i posti in economica sono più larghi rispetto a quelli del Boeing che di solito prendo. Non ho visto la business, che è al piano di sopra, ma ho visto quella che credo sia la prima classe. E’ organizzata in piccoli salottini, con divanetti in pelle, che immagino diventino letti, davanti a due poltroncine, in modo da poter avere delle riunioni faccia a faccia durante il volo.

Una cosa che mi ha impressionato è che da dove ero seduto, intorno alla fila 20, non vedevo la fine del corridoio! Per la cronaca, la capienza massima è di 538 passeggeri. Una cosa che ho notato, è che sulle porte dei bagni, esternamente, ci sono i posacenere e il cartello vietato fumare. Posso capire i vecchi modelli di aereo, per i quali magari le componenti erano già state prodotte, ma l’A380 è un aereo nuovo (in servizio da neanche 3 anni) quindi mi sembra assurdo che non si sia tenuto conto di certi dettagli. Una cosa curiosa sono le tre videocamere esterne (una sul muso, una sotto e una sulla coda dell’aereo) su cui si può sintonizzare la TV del sedile durante il viaggio. In volo non si vede granché, ma sono fantastiche quando si scende di quota.  Durante il decollo e l’atterraggio, la TV va in automatico (e non si può cambiare) sulla videocamera di coda, che dà una visuale dell’aereo dall’alto. Una figata, chissà perché non ci avevano pensato prima. Non ci sono state turbolenze, ma non so dire se sia dovuto al fatto che l’aereo è così pesante da non farle sentire. Una cosa che invece posso dire con certezza che non si sente, è l’impennata al momento del decollo, spesso brusca nel caso di aerei più piccoli. In breve, se vi capita di volare su New York, cercate di prenderlo.

Andrew Viterbi

Wednesday, September 1st, 2010

Oggi è uscito un mio articolo per La Stampa su Andrew Viterbi, che quest’anno ha ricevuto la IEEE Medal of Honor. Lo potete leggere qui sotto, oppure dal pdf originale.

Andrew Viterbi ha ricevuto la «IEEE Medal of Honor», il più alto riconoscimento conferito dall’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE), un’organizzazione che raccoglie 400 mila ingegneri in 150 nazioni. Per intenderci, in passato solo un altro italiano aveva vinto la medaglia: Guglielmo Marconi nel 1920. Eh sì, Viterbi è italiano, anche se credo in pochi conoscano la sua storia. E’ nato a Bergamo nel 1935 e il suo nome, prima della naturalizzazione americana, era Andrea. In Italia è rimasto poco però, perché le leggi razziali costrinsero la sua famiglia a rifugiarsi negli Usa, prima a New York, nel 1939, e poi a Boston. «Da quando avevo 10 anni, guardavo oltre il fiume Charles e il mio sogno era quello di andare al MIT», racconta in una vecchia intervista per gli archivi dell’IEEE. Studia nel prestigioso ateneo, fino al master in Ingegneria Elettrica, ma subito dopo si sposta in California, al Jet Propulsion Laboratory, per il progetto dell’Explorer I, il primo satellite Usa. Continua a frequentare l’università part-time fino al dottorato in comunicazioni digitali, che gli permette di trovare un incarico da professore all’Università della California a Los Angeles. La teoria dell’informazione muoveva i primi passi e Viterbi decide di seguirne gli sviluppi. «L’algoritmo di Viterbi l’ho creato allora. Dovevo insegnare cose difficili e mi sono accorto che esistevano degli strumenti analitici meno complicati per arrivare agli stessi risultati. Così ho inventato l’algoritmo». E’ considerato uno dei più importanti concetti matematici del XX secolo, ma dicono sia l’argomento preferito agli esami di ingegneria delle telecomunicazioni, per via della sua semplicità. Usato per separare il segnale dal rumore di fondo nelle trasmissioni numeriche, l’algoritmo di Viterbi ha trasformato il mondo della comunicazione digitale. Oggi è alla base del funzionamento dei cellulari GSM, delle comunicazioni satellitari, delle reti senza fili, del riconoscimento vocale. Gli algoritmi precedenti usavano complessi alberi decisionali per capire se il valore di un bit estratto da un segnale corrotto dal rumore fosse 0 o 1. L’algoritmo di Viterbi, invece, ricava il valore di un bit analizzando solo i bits che lo circondano, per stabilire quale sequenza di dati sia la più probabile. Grazie alla maggiore efficienza, che estrae anche segnali debolissimi in contesti rumorosi, l’algoritmo ha riscosso un grande successo, tanto che nel 1968, un anno dopo averlo descritto in un articolo scientifico, insieme con i colleghi Irwin Jacobs e Leonard Kleinrock, Viterbi fonda Linkabit, una società di consulenza per applicazioni del suo algoritmo. Da allora non ha più smesso di fare l’imprenditore e la sua azienda più famosa è la Qualcomm, fondata con Jacobs nell’85 (molti la conoscono per Eudora, il software per la posta elettronica). «In realtà, è un prodotto secondario. Le nostre attività sono i cellulari e i sistemi satellitari». Così a Viterbi capitava di rispondere quasi ad ogni viaggio di lavoro, prima di lasciare l’azienda nel 2000 per fondare una compagnia di venture capital (The Viterbi Group), con cui finanzia nuove generazioni di imprenditori. Anche senza di lui, Qualcomm è rimasta leader nel settore delle telecomunicazioni e rappresenta un sogno per centinaia di studenti, che arrivano da tutto il mondo per frequentare la Viterbi School of Engineering della University of Southern California, sperando in uno stage che apra loro le porte dell’azienda. Per la cronaca, il nome di Viterbi è stato aggiunto a quello della facoltà nel 2004, dopo la sua donazione di 52 milioni di dollari. Nel 2008 è stata la volta di Marco Papaleo, un ingegnere calabrese classe 1981, che in California ha svolto parte del dottorato, lavorando alla prossima generazione di sistemi wireless. Per i suoi studi, nel 2009, è stato il primo italiano a vincere il «Marconi Young Scholars Award», il più prestigioso riconoscimento per giovani talentuosi nelle telecomunicazioni. A Papaleo, che ha conosciuto Viterbi, piacerebbe tornare negli Usa e continuare le ricerche in Qualcomm. I compagni di corso a Bologna mi hanno detto di tenerlo d’occhio, perché potrebbe diventare lui il
nuovo Viterbi. Io glielo auguro, anche se dispiace pensare che un altro giovane brillante lasci l’Italia per dar spazio al proprio talento.

Un aggiornamento: la scorsa settimana ho saputo che Marco Papaleo è stato assunto alla Qualcomm, dove inizierà a lavorare in Autunno.