Archive for the ‘New York’ Category

Reshma Saujani

Tuesday, August 24th, 2010

Reshma Saujani ha 34 anni e potrebbe diventare la donna più giovane nel Congresso (diciamo l’equivalente della Camera dei Deputati) americano. Prima deve vincere le primarie del 14 Settembre contro un’icona del partito democratico newyorkese, Carolyn Maloney. Reshma è di origini indiane, figlia di rifugiati politici scappati dall’Uganda durante il regime di Idi Amin. Reshma, partita dal nulla, si è laureata in Scienze Politiche all’Università dell’Illinois, ha preso un master in amministrazione pubblica ad Harvard e un dottorato in legge a Yale. Reshma incarna il sogno americano. Nel video sul suo sito, Reshma dice di credere che “good people can really change Washington”. I bravi possono cambiare le cose ovunque. Gli Americani l’hanno capito da molto tempo e Reshma potrebbe farcela. Anche se non voto, io sono con lei.

Cose che la stampa non dice

Saturday, June 26th, 2010

Con la cattura di Giuseppe Falsone sale a 25 il numero dei latitanti arrestati nella lista dei 30 più ricercati al momento dell’insediamento del Governo. La settimana scorsa, quando ho conosciuto l’On. Roberto Maroni in visita a New York, erano ancora 24. A me molte azioni di questo Governo non piacciono, ma ci sono alcuni ministeri che stanno lavorando in modo eccellente. Quello dell’Interno è tra questi, anche se i media non parlano molto dei successi della polizia. Nei circa 2 anni in cui Maroni è  stato Ministro “sono stati arrestati in media 8 mafiosi al giorno, inclusi sabato, domenica e feste comandate”, ha raccontato a me e agli altri Italiani presenti all’incontro organizzato per lui al Consolato.

Le mosse più importanti, però,  secondo me sono quelle finalizzate ad attaccare il patrimonio della criminalità organizzata. Ad esempio, la vecchia legge sulla confisca dei beni stabiliva che questi venissero restituiti una volta che veniva meno la pericolosità dell’imputato. Questo faceva sì che se un criminale moriva in carcere, tutto tornava alla famiglia. Oggi non più, è bastata una piccola modifica alla legge e i comuni adesso possono usufruire immediatamente dei patrimoni confiscati. E’ cambiato anche il modo di gestire le aziende confiscate alla mafia. Prima si affidavano o ad un funzionario del tribunale che non sapeva come gestirle, o ad un commercialista che aveva il compito di controllare i conti per stimarne il valore. Il risultato era che le aziende venivano sempre chiuse e la gente che rimaneva senza lavoro inevitabilmente pensava che si stava meglio quando c’era la mafia. Le nuove procedure invece distinguono tra aziende che servivano solo per il riciclaggio di denaro, che vengono chiuse, aziende che facevano profitti perché la concorrenza era “vietata”, che vengono esaminate per capire se possono farcela da sole e aziende solide, che continuano la loro attività. Sono piccole azioni, che però portano a grandi miglioramenti. Mi dispiace che la stampa non dia risalto a queste cose, ma preferisca dar fiato ad esempio alle polemiche sui pentiti (mai affidabili) che fanno il nome del Presidente del Consiglio.

A proposito, Maroni era a New York per intervenire all’ONU sul tema della sicurezza e la lotta al crimine organizzato. Un tema su cui l’Italia è considerata tra i Paesi più esperti.

Il sistema industriale italiano non è globalizzato

Monday, May 10th, 2010

Oggi è uscito un bellissimo editoriale di Giavazzi che ricorda che il problema vero di quello che sta accadendo in Grecia e potrebbe accadere in Spagna e Portogallo non è finanziario, ma legato all’economia reale. La politica deve concentrarsi sull’economia reale, far ripartire la crescita, perché non è un prestito che ridarrà fiducia agli investitori e per farlo, come spiega bene questo articolo di due giorni fa, deve diventare globale, come i mercati finanziari. Giavazzi fa riferimento ad uno studio di Banca d’Italia che parla del perché l’Italia non cresce, attraverso un’analisi della trasformazione del sistema industriale italiano negli ultimi anni. A Marzo ho organizzato col NY Chapter di ISSNAF una conferenza su questo tema insieme all’ufficio americano di Banca d’Italia e lo speaker era Matteo Bugamelli, l’autore principale dello studio. La sua è stata una presentazione molto interessante e chi vuole può scaricare le diapositive cliccando qui. Il report completo è disponibile online a questo link.

Ristorante: Quinto Quarto

Saturday, May 8th, 2010

Quinto Quarto, 14 Bedford Street, New York, NY 10014

PRO: posto carino, cucina italiana autentica, spaghetti cacio e pepe buoni come a Roma, crostate fatte in casa deliziose.

CONTRO: per me nessuno. In generale paga il fatto di essere in una via secondaria, in una zona dove ci sono altri ristoranti italiani buoni, quindi è difficile trovarlo per caso.

COSTO: $58 mancia esclusa per un antipasto, due primi, due dolci, un bicchiere di vino e una bottiglia d’acqua (a cena). A pranzo hanno il menù a $14.50 che include un antipasto, un primo (o secondo), un bicchiere di vino, un caffè. I proprietari hanno anche un ristorante famoso a Milano con la stessa filosofia del pranzo completo a poco prezzo. A New York hanno aperto un anno fa e per avviare il ristorante è venuto il cuoco che era a Milano, che fa tutto in casa (mi hanno detto che è lì dalle 9 della mattina a mezzanotte tutti i giorni).

CI TORNERO’?: sicuramente.

Sostenibilità a 360 gradi

Wednesday, April 21st, 2010

Oggi è uscito un mio articolo su La Stampa (clicca qui per leggerlo) che parla della “Sustainable Connected Home“, una casa ecologica che combina innovazioni tecnologiche ad architettura sostenibile e sostenibilità sociale. Per l’articolo ho intervistato Federico Casalegno, un professore che conosco dai tempi del MIT e che domani sarà a New York per la conferenza “Clean Energy Technologies in the Post-Copenhagen Era“, che ho organizzato con il NY Chapter di ISSNAF.

Ristorante: Flor De Sol

Wednesday, April 21st, 2010

Flor de Sol, 361 Greenwich Street, New York, NY 10013

PRO: posto carino, tapas abbondanti, è a Tribeca, la più buona Sangria che ho assaggiato finora a New York.

CONTRO: La Paella non è un granché, troppo rumoroso, camerieri tonti, hanno messo il 20% automatico di mancia mentre sul menù dicevano 18%.

COSTO: circa $50 mancia inclusa per due tapas, una “quota” del piatto di paella e qualche bicchiere dalla caraffa di sangria (ero in gruppo).

CI TORNERO’?: solo per un evento organizzato da qualcunaltro. E’ lontano e vicino casa ci sono due ristoranti spagnoli che preferisco.

Ristorante: La Pizza Fresca

Friday, April 16th, 2010

La Pizza Fresca, 31 East 20th Street, New York, NY 10003

PRO: posto carino, forno a legna, pizza napoletana (con mozzarella di bufala) molto buona, a cui si può abbinare una birra Moretti, o Peroni. Vicino al Madison Square Park, dove si può andare per una passeggiata dopo aver mangiato.

CONTRO: gli antipasti sono piccolissimi.

COSTO: intorno ai $30 mancia inclusa per birra e pizza (con prosciutto di Parma).

CI TORNERO’?: ci vado spesso, è il mio posto preferito per andare a mangiare la pizza.

Brutti Knicks

Sunday, April 11th, 2010

Stasera sono andato al Madison Square Garden per la partita NY Knicks vs. Miami Heat (98-111). E’ vero che non hanno investito su giocatori importanti per puntare su Lebron James o Chris Bosh il prossimo anno, ma la squadra è proprio inguardabile. Non c’è gioco in attacco, non c’è difesa e manca un playmaker che affianchi Chris Duhon. D’Antoni, ma che combini??? Gallinari (-14 di valutazione) ha segnato 19 punti, ma ha giocato senza grinta e ha forzato un sacco di tiri (1 su 9 da tre punti). L’unica cosa positiva che ha fatto è stata la marcatura su Wade (davvero un fenomeno!) nel primo quarto. McGrady, che da tanti anni sognavo di veder giocare, ha avuto solo due sprazzi ed è stato invisibile per il resto della partita. L’unico che mi ha impressionato di New York, come ogni volta che guardo i Knicks in TV, è stato David Lee. Quasi mi sento di definirlo il mio giocatore in attività preferito dopo Kobe Bryant. Ha segnato 26 punti, con 6 rimbalzi, 5 assist, 1 palla recuperata e 1 stoppata. Ha concluso con 11 su 18 al tiro, ma credo che fino a quasi la fine fosse 11 su 11. Bravo! Finita la partita io e i miei amici siamo andati a mangiare la bistecca da Wolfgang’s e, ta-tan, dopo mezz’ora arriva proprio David Lee e si siede con la sua comitiva nel tavolo dietro al nostro. Non sembrava avesse voglia di rotture di scatole ed era quasi scocciato quando gli abbiamo parlato (forse perché gli abbiamo detto “nice game” dopo la sconfitta). Fatto sta che non me la sono sentita di chiedergli di farsi una foto con noi… anche se poi una di trafugo gliel’abbiamo fatta. Per i curiosi: non ha preso la birra o il vino, ma si è bevuto una Sprite, che con la bistecca non ci stava a dir niente (ma siamo a New York, mica in Maremma).