Archive for July, 2010

Il Senato ha votato sì

Friday, July 30th, 2010

La riforma dell’università è stata approvata al Senato. Chi volesse leggersi gli atti del Senato, dalla discussione in Commissione a quella in Assemblea, li trova a questo link. Per la cronaca, alla fine non è passata la proposta del pensionamento obbligatorio dei professori a 65 anni (non sappiamo se per buon senso, o perché costava troppo). Purtroppo la notizia di oggi della crisi nella maggioranza, mette a rischio l’approvazione finale della riforma alla Camera (il voto sarà intorno a Novembre). Io spero diventi legge. Non la approvo totalmente (leggete qui), ma è pur sempre una riforma importante, perché, come ricorda Irene Tinagli,  “viene introdotto nel sistema il germe della valutazione, del merito, quel cambiamento che per anni è stato oggetto di tanta retorica e annunci, ma rarissime azioni concrete”. E’ vero che molto dipenderà dai decreti attuativi, che ad esempio stabiliranno come verranno premiati i migliori, o penalizzati i meno meritevoli. Ma è anche vero che, se da un lato i decreti potranno annullare le novità introdotte, dall’altro hanno il potenziale di renderla una grande riforma.

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Wikileaks boom

Friday, July 30th, 2010

Le ultime rivelazioni di Wikileaks non erano poi così sensazionali. Speriamo che tutta la visibilità che ha ricevuto non causi un boom di segnalazioni che faccia perdere credibilità al sito.

Tutti contro Giavazzi

Wednesday, July 28th, 2010

Oggi sono usciti 2 articoli che attaccano Giavazzi sul tema del pensionamento obbligatorio dei docenti universitari a 65 anni. Entrambi gli autori scrivono come se l’emendamento fosse una proposta di Giavazzi, che invece si limita ad essere d’accordo con la proposta, venuta dalla segreteria del partito democratico. Tornando agli articoli, il primo, di Lucio Pegoraro, è un pezzo assurdo scritto solo per dare addosso a Giavazzi e che finisce invece col supportare una delle tesi di Giavazzi e cioè che i baroni non vogliono schiodarsi dalle poltrone per mantenere il potere. Ecco una chicca di Pegoraro: “I docenti fra i 65 e i 70 anni sono spesso al massimo della loro maturità dal punto di vista dell’organizzazione delle ricerche, della capacità didattica, del sistema dei rapporti accademici con l’estero,…” Ah ah ah! Nel secondo articolo, l’editorialista economico de Il Foglio, Francesco Forte (classe 1929), parla di un suo sistema per rendere più efficiente il ricambio dei professori e risolvere il “problema giavazziano”. L’articolo di Forte riporta la tabella qui sopra per mostrare come il prepensionamento obbligatorio a 65 anni lascerebbe liberi troppi posti da professore di ruolo in troppo poco tempo (il 40% entro il 2015), col rischio di creare una “generazione fortunata” di neo-professori e di abbassare il livello dell’università. Accenna verso la fine al fatto che il suo metodo comporterebbe un più graduale ricambio generazionale, ma non mostra una tabella per il confronto. Ancora una volta ribadisco che si sta discutendo sul fumo. Bisogna preoccuparsi del sistema di reclutamento e della valutazione, in modo che chi non porta risultati faccia le valigie anche prima dei 65 anni e chi lavori bene possa continuare anche oltre i 70.

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Sta per arrivare

Tuesday, July 27th, 2010

Riforma Gelmini vicina al primo OK

Monday, July 26th, 2010

Il DDL Gelmini è arrivato in Senato da qualche giorno, 2 mesi dopo la fine dei lavori in commissione, perché c’erano, come sempre, altre priorità. Quindi questa settimana la riforma potrebbe essere approvata al Senato, per poi approdare alla Camera dopo la pausa estiva per l’eventuale OK definitivo intorno a Novembre.

Uno degli aspetti su cui si sta discutendo in questi giorni è quello dell’obbligo di pensionamento per i professori che abbiano superato una certa età. La Gelmini pare si trovi d’accordo sul limite dei 65 anni, chiesto con insistenza dal PD. Secondo Giavazzi i professori continuano ad insegnare fino a 70 anni non tanto per passione, quanto per non perdere potere e quindi basterebbe proibire agli ultra 65enni di partecipare alla selezione di nuovi docenti, per convincerli ad andare in pensione. Gli fa però notare Irene Tinagli che i baroni potrebbero comunque mandare i propri luogotenenti più giovani alle commissioni e mantenere il potere. Per la Tinagli la soluzione è di valutare i professori a 65 anni e far scegliere a quelli al di sotto degli standard di qualità se andare in pensione o se limitarsi al solo insegnamento (con stipendio dimezzato). Anche Michele Salvati suggerisce di puntare sulla valutazione, non solo per scegliere chi pensionare, ma soprattutto per stabilire gli scatti di stipendio nel corso della carriera. Io sono d’accordo con lui. Come spiega Salvati, nei prossimi 5 anni andranno in pensione circa 12 mila professori, che diventerebbero circa 19 mila con la regola dei 65 anni. Abbiamo abbastanza giovani con una preparazione adeguata per rimpiazzare tutti questi docenti in breve tempo? Possiamo garantire criteri meritocratici nella selezione dei nuovi professori? Il rischio è di far entrare anche chi non lo merita solo per riempire dei posti. Oppure, visto che la pensione costa allo Stato quasi come lo stipendio di un professore a fine carriera, il Governo potrebbe scegliere di rimpiazzare solo una parte dei posti vacanti, col rischio di avere professori che si ritrovano a dover insegnare troppi corsi, senza poter far ricerca. In aggiunta va detto che dopo che l’età di pensionamento obbligatorio fu portata da Prodi da 72 a 70 anni nel 2007, molti professori fecero ricorso al TAR, lo vinsero e furono reintegrati. Quindi discriminare l’età potrebbe rivelarsi una mossa bagliata e dannosa.

Ho scritto tante volte in questo blog quali considero i punti chiave per una riforma efficace dell’università e il pensionamento degli over 65 non è tra questi. Il problema è semmai che tutti i professori a fine carriera prendono più o meno lo stesso stipendio, sia chi pubblica 50 articoli scientifici all’anno, sia chi non sa leggere o scrivere in inglese. A Settembre andrà finalmente in funzione l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), che permetterà di distinguere i più bravi dai meno bravi.  Mi auguro funzioni bene e in maniera trasparente, in modo che le valutazioni negative non vengano automaticamente portate davanti al giudice con l’accusa di discriminazione, con ulteriore spreco di denaro pubblico.

PS: ho sistemato i link qui sotto perché alcuni erano danneggiati.

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Canzone della settimana

Monday, July 26th, 2010

Canzone della settimana #74-75

“I’m back, back in the New York Groove…”

Ferie

Monday, July 12th, 2010

Questo blog è in vacanza fino al 25 Luglio.

Canzone della settimana

Monday, July 12th, 2010

Canzone della settimana #72-73

In un post recente mi chiedevo se fosse vero che Ron Artest aveva un singolo in uscita. Era vero.