Ho scoperto che gli scoiattoli si masturbano. Secondo una scienziata, che ha studiato per 2.000 ore una specie africana di scoiattoli, lo farebbero per proteggersi dalle infezioni trasmissibili sessualmente. L’articolo è uscito sulla rivista scientifica PLoS ONE, ma io l’ho saputo leggendo il blog del mitico Ed Yong.
Qualche giorno fa ho scritto della conferenza di Travaglio e soci alla Columbia University, a cui non avrei partecipato. Ho cercato informazioni in rete per sapere come fosse andata e ho trovato questo bellissimo articolo di Mattia Ferraresi, il nuovo corrispondente de Il Foglio dall’America. Le sue parole sono quasi la trascrizione dei miei pensieri premonitori. Eccetto che non ero arrivato al punto di immaginare che i quotati speakers non parlassero inglese e non sapevo ci sarebbe stata la Borromeo (giornalista anche lei, da quello che dice Wikipedia). Qualcuno starà pensando che mancava solo Santoro, ma io dico che è andata bene così. Santoro avrebbe fatto salire troppo la qualità della discussione (sebbene non lo ami, ammetto che sia più professionale della squadra di spargitori di fango arrivata a New York). Il sito de Il Fatto Quotidiano, invece di linkare l’articolo de Il Foglio (chissà come mai) per pubblicizzare il proprio ingresso nel tempio del giornalismo internazionale, ha scelto di mettere un video del TG3 della notte (vedi sotto), unico telegiornale che ha coperto l’evento (con un servizio romanzato). Non hanno però realizzato che quel video, confrontato con il resoconto di Ferraresi e i commenti di chi era all’evento sulla pagina del quotidiano, basta a smontare la tesi della conferenza, cioè che in Italia non ci sia libertà di stampa.
PS: da notare le parole finali dell’inviata:
e’ in fondo quello che stiamo facendo noi, cercando di raccontare quello succede in questo Paese, cercando testimoni che [pausa] combattenti.
Mancava dicesse resistere resistere e cantasse bandiera rossa. A pensarci bene l’avrà fatto, nel fuori onda. Ah, il buon vecchio TG3 della notte. Ai tempi del Governo di sinistra dominava il palinsesto serale di RAI International con le sue belle notizie “imparziali”. Il massimo era la rassegna stampa a fine notiziario, un giorno ve la racconterò!
Riccardo Luna ha scritto un bel resoconto sulla conferenza di chiusura della campagna “Internet for Peace (I4P)” di cui ho scritto nel post precedente. Non ho parlato di Shirin Ebadi, perché sono arrivato tardi e non ho visto il suo intervento. Confesso anche di sentirmi in colpa per aver scambiato questa signora, semplice e dai modi gentili, che ho visto alla fine della conferenza mentre chiacchierava con altre persone del pubblico, per un italo-americana (se ne vedono sempre alle conferenze pubblicizzate nelle mailing lists del Consolato).
Il giorno 8 Ottobre si conoscerà il vincitore del premio nobel per la pace. L’ho saputo oggi, da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, che era al Paley Center for Media di New York per parlare della candidatura di Internet per il nobel. La candidatura è stata lanciata dalla sua rivista e nel corso dei mesi appoggiata da grandi personalità, da città (vedi video sopra), da intere nazioni e, recentemente, da Google. E’ stato un bell’evento, al quale è anche intervenuto il mitico Nicholas Negroponte, che non avevo mai visto dal vivo. Doveva esserci Yoani Sanchez, ma il governo cubano non le ha concesso l’autorizzazione a lasciare il Paese e così ci siamo dovuti accontentare di una sua bella lettera, che Melba Ruffo (ve la ricordate?) ha letto in spagnolo.
C’era anche un dirigente di Google e grazie a lui ho scoperto l’esistenza del Google Transparency Report, dove si possono controllare il traffico web per ogni nazione e il numero di richieste fatte dai governi a Google per bloccare dei contenuti, o per avere informazioni sui navigatori. Mi pare una cosa eccezionale: brava Google! Ho anche scoperto che il 21 Settembre è il giorno della pace. Oltre ad essere stata una conferenza interessante, mi ha fatto piacere rivedere Riccardo, che è un grande. A proposito, mi ha anticipato delle belle novità per il sito di Wired… stay tuned, come dicono in America.